Gazzetta di Reggio

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IL FRATELLO MANCANTE 

Arrestato a Milano Malpensa il secondo pakistano indagato

L.G.

La squadra mobile reggiana ha preso Umar Parvez appena sceso dall’aereo proveniente dal Pakistan per notificargli i domiciliari

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reggio emilia

«Non è mai stato irreperibile». È con queste poche parole, pronunciate frettolosamente uscendo dall’aula, che l’avvocato guastallese Lara Bigliardi, difensore dei fratelli pakistani coinvolti nell’inchiesta sulle mazzette in Prefettura, ha spiegato la presenza ieri in tribunale di Umar Parvez.

Il ragazzo infatti, ora ai domiciliari assieme al fratello più grande Irslan, al momento dell’esecuzione delle misure cautelari martedì scorso si trovava in Pakistan. Circostanza, questa, che ne ha ovviamente impedito l’arresto disposto dal gip Giovanni Ghini. Che il giovane non fosse irreperibile, né tanto meno latitante, sembra confermato anche da quanto emerso ieri mattina.

Umar, infatti, si era recato nel suo Paese d’origine con un viaggio già programmato da tempo, così com’era programmato anche il suo ritorno in Italia, fra qualche giorno. Saputo dell’arresto del fratello e dell’inchiesta in corso, però, il ragazzo ha probabilmente ritenuto più saggio anticipare il volo, onde evitare conseguenze giudiziarie più gravi.

Così, ieri mattina, è sbarcato all’aeroporto di Milano Malpensa. Ad attenderlo il personale della squadra mobile di Reggio Emilia, coordinata dal dirigente Guglielmo Battisti, che lo ha arrestato notificandogli la misura cautelare dei domiciliari. Quindi, sempre ieri mattina, la comparsa davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia, senza rilasciare dichiarazioni. I due fratelli sono accusati di intermediazione nella corruzione. Di essere, cioè, i connettori fra corruttori (gli stranieri che volevano accelerare i tempi per ottenere la cittadinanza) e corrotta (la funzionaria della Prefettura arrestata). Coloro che, materialmente, portavano i soldi alla Bedogni affinché “oliasse” i meccanismi della burocrazia prefettizia.

Se infatti secondo la giurisprudenza il delitto di corruzione ha una struttura bilaterale (corrotto e corruttore), è possibile anche il concorso di terze parti. Che diventano penalmente perseguibili sia nel caso in cui si limitino a fornire dei suggerimenti su come mettere in pratica l’atto corruttivo, sia qualora svolgano un vero e proprio collegamento fra il corruttore e il corrotto. La stessa accusa non a caso è stata rivolta anche ad Amina Doulali, anche se al momento gli inquirenti nei suoi confronti hanno registrato solo tre episodi incriminanti. L’inchiesta comunque non è finita. Anzi. La procura è sulle tracce dei privati che hanno corrotto la funzionaria, anche se sarà difficile accertare il grado di conoscenza dei corruttori. Se sapessero, cioè, di corrompere una funzionaria della Prefettura o se seguissero semplicemente le indicazioni degli intermediari. —

L.G.

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