Gazzetta di Reggio

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LA CRISI DEL GRUPPO 

La Ferrarini dal ministero per salvare l’occupazione

Luciano Salsi
La Ferrarini dal ministero per salvare l’occupazione

Si ipotizza la stipula di un contratto di solidarietà per tutti gli operai dell’azienda Ieri doppio incontro con i sindacati dei lavoratori dei rami agricolo e industriale

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REGGIO EMILIA

La partita è incominciata ieri con le assemblee dei lavoratori, continuerà oggi con l’incontro al ministero dello Sviluppo economico e potrebbe concludersi martedì prossimo in Regione. I sindacati non vogliono neppure mettere in conto un esito negativo, ma nessuno può ancora dire ai dipendenti del gruppo Ferrarini se e quando percepiranno le mensilità arretrate di maggio, giugno e luglio e in quale misura proseguirà l’attività del ramo industriale. Le due questioni sono collegate e dipendono dalle decisioni del commissario giudiziale che sovrintende al concordato preventivo richiesto il 23 luglio da Ferrarini spa.



Si ipotizza la stipula di un contratto di solidarietà che, riducendo l’orario di lavoro, consentirebbe a tutti gli operai di mantenere l’occupazione anche se la produzione dovesse diminuire per la crisi finanziaria che ostacola il pagamento dei fornitori. La tenuta dell’azienda è in ogni caso il presupposto affinché il commissario, con il quale i sindacati hanno chiesto di incontrarsi, dia il via libera alla corresponsione delle mensilità arretrate entro i primi 120 giorni di durata del concordato preventivo.



Ieri i 120 lavoratori del ramo agricolo erano invitati dai tre sindacati confederali di categoria alle 19 alla Camera del Lavoro. «Era – spiega Giovanni Velotti della Fai-Cgil – la prima volta che li convocavamo. La loro occupazione non è in pericolo, dal momento che l’attività delle stalle e delle latterie non può cessare. Perciò i loro contratti non prevedono alcun ammortizzatore sociale. Discuteremo la loro vertenza nell’incontro con la società agricola Ferrarini già fissato per il 29 agosto alle 15.30 presso l’azienda di Rivaltella» .



Dalle 20 alle 21 si è poi svolta l’assemblea dei 260 lavoratori reggiani del ramo industriale (Ferrarini ne conta altri 80 nel parmense e più di 400 nella controllata Vismara in provincia di Lecco): «La cassa integrazione straordinaria – riferisce Vittorio Daviddi della Flai-Cisl – non può essere richiesta, dal momento che la società è in attivo. Proponiamo, quindi, un contratto di solidarietà con riduzione dell’orario di lavoro a rotazione».



L’appuntamento più importante è per oggi alle 11 a Roma. Vi parteciperanno i rappresentanti del Comune e della Regione e la deputata dei 5 Stelle Maria Edera Spadoni, oltre ai portavoce dell’azienda e ai sindacalisti di Reggio, Parma e Lecco. In teoria il ministero dello Sviluppo economico potrebbe mettere in campo, oltre alla mediazione, anche i fondi della Cassa Depositi e Prestiti, che però non fanno fronte alle molteplici richieste. Il gruppo Ferrarini sembra avere previsto da tempo le attuali difficoltà. All’inizio del 2016, infatti, il consiglio d’amministrazione deliberò la scissione dell’azienda nei due rami della produzione. Da allora quella industriale di prosciutti e salumeria fa capo a Ferrarini spa, mentre il resto dipende dalla Società agricola Ferrarini, che possiede la maggior parte del patrimonio, più di 122 milioni di terreni, stalle, bestiame, caseifici e acetaie, contro i 29 milioni del capitale industriale. —



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