Mazzette in Prefettura, l’avvocato Burani nomina un codifensore per sua moglie
Svolti gli interrogatori di garanzia per i 4 indagati con misure cautelari, tutti si avvalgono della facoltà di non rispondere
reggio emilia
Sonia Bedogni, la funzionaria della Prefettura ai domiciliari con l’accusa di aver intascato delle mazzette in cambio di agevolazioni sulle pratiche per la cittadinanza, ieri è comparsa in tribunale per l’interrogatorio di garanzia. È entrata velocemente, nell’aula retrostante al bunker dove si svolge il processo Aemilia, e altrettanto velocemente ne è uscita. Sguardo basso e occhiali da sole, sul capo un foulard per cercare di nascondersi dai fotografi, la 60enne non ha parlato davanti al gip Giovanni Ghini. Così come hanno scelto di restare in silenzio gli altri tre indagati destinatari di misure cautelari.
La prima a entrare è stata Amina Doulali, marocchina di 48 anni moglie del noto avvocato reggiano Vainer Burani, alla quale è stata applicata la misura dell’obbligo di presentazione alla polizia, con l’accusa di aver fatto da intermediaria privata con la funzionaria della Prefettura in tre casi. E proprio l’ufficio di Burani – che difende a spada tratta la moglie – è stato perquisito martedì dalla squadra mobile perché è lì che si appoggiava la donna per le pratiche.
Burani, presente anche ieri mattina accanto alla Doulali, non ha però presenziato all’interrogatorio di garanzia. Il legale infatti, per questioni di opportunità e delicatezza, ha nominato un codifensore, Matteo Marchesini, che ha assistito la 48enne davanti al gip. «Ha espresso il suo assoluto malessere per la situazione in cui si trova – ha poi dichiarato Marchesini, che si è riservato di vedere gli atti – e si ritiene estranea ai fatti, ma non ha rilasciato nessuna dichiarazione».
Più gravi, invece, le accuse per la Bedogni, la seconda a presentarsi davanti a Ghini. Il titolare dell’inchiesta, il pm Giacomo Forte, sta indagando nei suoi confronti per corruzione impropria e propria passiva e ha già ottenuto il sequestro preventivo di 116mila euro dai conti della 60enne, ritenuti provento delle mazzette documentate in tre anni di indagini. Difesa dall’avvocato Nicola Tria, si è anche lei avvalsa della facoltà di non rispondere: «Al momento non c’è altro da dire – ha chiosato il legale – ma non è escluso che nei prossimi giorni faremo altre mosse difensive».
Infine, assistiti dall’avvocato guastallese Lara Bigliardi, è stato il turno dei fratelli pakistani Irslan e Umar Parvez, considerati intermediari-corruttori per conto dei privati. Una presenza, quella di Umar, inattesa dato che fino a poche ore prima il ragazzo si trovava in Pakistan. Entrati uno alla volta, per un totale di una decina di minuti a testa di interrogatorio, anche loro non hanno rilasciato dichiarazioni e sono tornati ai domiciliari. La loro agenzia di pratiche invece, con sede legale a Reggio ma con una succursale a Guastalla, resta ancora sotto sigilli. —
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