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Strage di Bologna sindaci in prima fila per non dimenticare

ADRIANO ARATI
Strage di Bologna sindaci in prima fila per non dimenticare

Ieri la commemorazione dell’attentato alla stazione presenti le delegazioni di Scandiano, Casalgrande e Reggio

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SCANDIANO

Ancora una volta insieme, uniti dal dolore e da una richiesta di verità ancora lontana. Ieri a Bologna è stato ricordato il 38° anniversario della strage della stazione di Bologna, che il 2 agosto 1980 causò 85 vittime. Tante le autorità reggiane, tra cui le delegazioni di Casalgrande e Scandiano, coi sindaci Alberto Vaccari e Alessio Mammi, i vigili e i gonfaloni. Le due vittime reggiane – la 46enne Eleonora Geraci e il 24enne Vittorio Vaccaro – vivevano rispettivamente ad Arceto e Dinazzano. Madre e figlio, si trovavano a Bologna per prendere una parente salita dalla Sicilia per una visita. Vaccaro, dipendente della ceramica Sassol-art di Casalgrande, lasciò la moglie Adele Incerti, all’epoca 22enne, e la piccola figlia Linda di 4 anni. Vittorio ed Eleonora sono ricordati dalla toponomastica locale, con vie e monumenti a Dinazzano ed Arceto, e i due Comuni hanno promosso in questi anni tanti progetti con le scuole dedicati alla memoria e agli approfondimenti sulla strage. Mentre gli autori sono stati identificati, dopo molti processi, in alcuni estremisti di destra, rimane ancora una cortina sui mandanti.

«Nessuna conquista è per sempre. C'è sempre qualcuno che è interessato a toglierla, per cui resistere non è solo un dovere, ma una necessità dei giovani, altrimenti non si va avanti». Con queste parole di Maria Cervi, Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione familiari delle vittime della strage, ha concluso il suo discorso. «Trentotto anni dopo – afferma Albertina Soliani, presidente dell’istituto Alcide Cervi – eravamo lì nella piazza che ha visto l'orrore della strage, con la stessa consapevolezza: resistere, per affermare verità e giustizia, i valori della convivenza democratica. Gli esecutori materiali sono stati condannati. Sono di matrice neofascista. Di recente si sono riaperte le indagini per individuare i mandanti. La democrazia ha bisogno di sapere. Le vite di cittadini inermi non possono essere distrutte per interessi politici inconfessabili. Se l'Italia reagisce, la democrazia vivrà». Presente anche l’assessore del Comune di Reggio Valeria Montanari : «Dopo 38 anni i familiari non sono nella condizione di sapere ancora chi furono i mandanti di quella che il presidente Pertini definì allora “l'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”». —

ADRIANO ARATI

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