Giovane ghanese arrestato a Trento per lo stupro alle ex Reggiane
Fermato un 30enne che era fuggito da Reggio Emilia A incastrarlo l’identikit della vittima e un testimone oculare
Era stato descritto dalla sua vittima in maniera dettagliata, nonostante lo shock seguito alle botte prese quella notte. Un identikit a cui si è aggiunta una importante testimonianza di un senzatetto che ha assistito al pestaggio, e che ha messo subito sulla buona strada gli agenti della squadra mobile di Reggio Emilia, che a 36 ore dalla violenza sessuale denunciata da una 40enne dell’Est Europa, hanno individuato il probabile stupratore in fuga che l’aveva sopraffatta in uno dei giacigli ricavati dentro l’area abbandonata delle ex Officine Reggiane.
L’individuazione è stata possibile grazie alla descrizione della vittima, che lo conosceva, e di un testimone che abita alle Reggiane e aveva visto parte dell’aggressione fisica – ma non la violenza sessuale – dell’uomo nei confronti della donna.
Era stato proprio il testimone, quella notte, a chiamare il 113 per dare l’allarme e segnalare il pestaggio del quale la vittima porta ancora i segni.
Il ghanese, 30 anni, è ora accusato di essere l’autore dell’episodio di violenza sessuale avvenuto la scorsa settimana nel quartiere industriale dismesso che si trova alle porte del centro storico. Ma per individuarlo e trovarlo sono serviti diversi riscontri.
È stato trovato infatti mentre si nascondeva nella stanza d’albergo di un connazionale a Trento. Prova, secondo la questura di Reggio che lo ha scovato, che stesse scappando. Prima era andato in Romagna, poi la fuga verso Nord, con l’ipotesi che Trento fosse solo un’altra tappa.
Ora l’indagato si trova in carcere. La donna di origine ceche aveva raccontato di essere andata di notte nell’area abbandonata a cercare il suo ex fidanzato, poi di essere stata improvvisamente aggredita alle spalle, picchiata e violentata.
A causa delle lesioni la vittima era finita in ospedale, dove i medici hanno corroborato il racconto della donna con le analisi. In manette è finito quindi il giovane di nazionalità ghanese. Per catturare l’indagato hanno collaborato carabinieri e poliziotti trentini: l’uomo, trovato in un hotel di Trento un giorno e mezzo dopo la violenza, è stato però prima foto segnalato dalla polizia perché aveva con sé solo un permesso di soggiorno. Dopo averlo identificato, sabato scorso è scattato il fermo disposto dal sostituto procuratore di Reggio, Stefania Pigozzi. Ora dovrà rispondere di «gravissime accuse e indizi concordanti», dice la polizia, per il reato di violenza sessuale.
Il pm reggiano ha perciò emesso un decreto di fermo e il giovane è stato portato in carcere a Trento. Questo in forza anche del pericolo di fuga.
Il gip di Trento ha convalidato il fermo e disposto la custodia cautelare in carcere. Il fascicolo passa, ora, al Tribunale di Reggio Emilia per competenza territoriale, essendosi dichiarato Trento incompetente per la vicenda.
La violenza denunciata dalla 40enne alle Reggiane era la seconda nel giro di pochi giorni a Reggio Emilia. La prima avvenne nei confronti di una ragazza in via Petit Bon, sempre alle porte della città.
Due vicende, entrambe terminate con il fermo di due presunti responsabili, dopo le indagini lampo della squadra mobile di Reggio in collaborazione con la procura reggiana. Tra uno stupro e l’altro erano passati quattro giorni. —
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