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«L’acqua del Po è eccellente Tornano pesci spariti da anni»

Andrea Vaccari

L’esperto Vitaliano Daolio: «Lo dice il laboratorio del depuratore di Nosedo È sbalorditivo come questo fiume da sempre maltrattato sappia rigenerarsi»

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Guastalla.

Sono lontani gli anni nei quali il Po era inquinato e inavvicinabile. Da diverso tempo il Grande Fiume sta conoscendo una “rinascita” certificata dal ritorno di specie di pesci che erano spariti da decenni e dalla qualità dell’acqua.

Su quest’ultimo aspetto sta facendo parlare in questi giorni l’annuncio di Vitaliano Daolio, gestore dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, nel Cremonese, e guida di pesca professionista al Po Fishing Center, che attraverso Facebook ha informato di analisi che hanno mostrato dati stupefacenti (in positivo) relativi all’acqua del Po.

«È una cosa sbalorditiva come questo fiume da sempre maltrattato – afferma Daolio – abbia la capacità di rigenerarsi continuamente. Sconcertato dall’inappetenza dei pesci e dal colore tannico delle acque del fiume Po, mi sono permesso di chiedere all’amico Roberto Mazzini, ingegnere chimico e presidente della società MilanoDepur (concessionaria per la gestione del depuratore di Milano Nosedo) di fare analizzare un campione di acqua raccolto a Isola Pescaroli. Le analisi sono state effettuate nel laboratorio del depuratore di Nosedo, il maggiore dei depuratori della città di Milano ed uno dei più grandi a livello nazionale. Ebbene, i risultati dichiarano un’acqua classificabile nell’eccellenza».

I parametri emersi da questa analisi certificano uno stato di salute invidiabile per l’acqua di Po, sensibilmente migliorata dopo l’installazione degli impianti di depurazione, avvenuta nel 2004.

«Certo – aggiunge Daolio – per avere un quadro completo dello stato di salute del Po bisognerebbe che gli enti competenti lo monitorassero continuamente, e questo purtroppo non accade. A quanto mi risulta, le acque del Grande Fiume non vengono analizzate da anni, ma ci sono situazioni che fanno ben sperare: il ritorno dell’arborella, che mancava da circa cinquant’anni, così come il persico reale, oppure il cavedano, sparito da circa trent’anni».

L’intento di Daolio, con questa segnalazione, è quello di lanciare «un sasso nello stagno» per mettere il Po al centro di progetti di sviluppo. «Il fiume – aggiunge – è quasi sempre stato visto come un problema, quando invece potrebbe essere considerato una risorsa che porta lavoro. Un primo passo potrebbe essere quello di arrivare a effettuare analisi periodiche e puntuali: per esempio, i principali fiumi europei sono caratterizzati dalla presenza dei cosiddetti “centri di primo allarme” il cui compito è quello di segnalare eventuali anomalie nella qualità dell’acqua. In Italia non esistono. Ma ricordiamoci che l’Europa ci ha chiesto un miglioramento della qualità delle nostre acque entro il 2020: se non rientreranno in certi limiti, l’Italia verrà sanzionata».

Un ultimo aspetto riguarda quello dell’inappetenza dei pesci, “molla” che ha spinto Daolio a far effettuare le analisi. «Non sono riuscito a spiegarmi il comportamento apatico dei pesci – conclude il responsabile dell’acquario di Motta Baluffi – ma probabilmente le cause sono da ricercare nel fatto che ora nel Po possono disporre di un’alimentazione varia e abbondante che rende difficile poterli ingannare con delle semplici esche». —





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