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Scandalo in Val d'Enza, la comandante Caggiati interdetta e rimossa dall'incarico

Scandalo in Val d'Enza, la comandante Caggiati interdetta e rimossa dall'incarico

A luglio l'arresto del vice comandante Fabbiani per peculato e mobbing. Oggi i carabinieri hanno eseguitio un’ordinanza cautelare nei confronti della comandante indagata per abuso d'ufficio. Perquisito il comando dei vigili

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REGGIO EMILIA  Svolta nelle indagini che a metà dello scorso mese di luglio aveva portato all’arresto del vicecomandante della polizia municipale della Val d'Enza, Tito Fabbiani. L'inchiesta travolge infatti anche la comandante dei vigili dell'Unione, Cristina Caggiati, già indagata e ora colpita dalla misura cautelare.

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Nella mattinata odierna, infatti, i carabinieri della compagnia di Castelnovo Monti hanno dato esecuzione alla sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio per 6 mesi nonchè la sospensione dalle funzioni della comandante per l’intera durata della misura.

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Il provvedimento, richiesto e ottenuto dalla pm Valentina Salvi, giunge a seguito dell’interrogatorio di garanzia eseguiti all’indomani dell’attività dello scorso mese di luglio, che hanno portato a "concreti elementi di responsabilità in capo al funzionario di polizia locale in ordine ai reati di abuso d’ufficio, per l’acquisto dell’autovettura" usata per scopi personali dal Fabbiani, "e omessa denuncia in relazione alle illecite condotte dei sottoposti".

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Le indagini della delicata inchiesta prendevano corpo lo scorso mese di novembre 2017, a seguito di un esposto anonimo pervenuto alla procura di Reggio Emilia e ad altri enti istituzionali della provincia, con l’avvio di un’attività di monitoraggio su alcuni appartenenti al corpo della polizia municipale dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, per verificare la reale sussistenza delle diverse condotte illecite e malcostumi attribuiti ad alcuni agenti.

Nel corso dell’indagine venivano quindi raccolti gravi indizi di colpevolezza a carico del vice comandante Fabbiani e di un ispettore capo del corpo della polizia municipale dell’Unione Val d’Enza, Annalisa Pallai, compagna di vita di Fabbiani, in ordine ai delitti di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello stato e “mobbing”.

Secondo i carabinieri il vicecomandate e l'ispettore capo avevano organizzato un “sistema di potere” basato su minacce, umiliazioni e demansionamenti che si perpetuava sin dal 2010. Sulla base della notevole mole di risultanze acquisite il gip presso il tribunale di Reggio Emilia, Luca Ramponi, su richiesta del pm Valentina Salvi, aveva già applicato nei confronti di Fabbiani la misura della custodia cautelare in regime di arresti domiciliari e di Pallai la misura della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio per sei. I provvedimenti sono stati notificati agli indagati nella mattinata del 16 luglio 2018.

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In particolare è emerso che gli indagati, abusando della loro qualità di pubblico ufficiale inducevano un noto imprenditore della Val d’Enza a concedere loro in comodato gratuito (utenze comprese) un’abitazione a San Polo d’Enza.

Il vicecomandante ha utilizzato poi un’autovettura Mazda Cx3, acquisita dall’Unione come mezzo di servizio, per scopi personali, in modo esclusivo e continuativo, con ingente danno patrimoniale.
 

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