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Scandalo dei vigili nella Val d’Enza rimossa anche la comandante Caggiati

Enrico Lorenzo Tidona
Scandalo dei vigili nella Val d’Enza rimossa anche la comandante Caggiati

Si difende ma il giudice non le crede sulla vicenda dell’auto «lussuosa» comprata per il vice agli arresti e viene sospesa

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Svolta nelle indagini che a metà dello scorso mese di luglio avevano portato all’arresto del vicecomandante della polizia municipale della Val d’Enza, Tito Fabbiani. L’inchiesta travolge infatti anche la comandante dei vigili dell’Unione, Cristina Caggiati, già iscritta nel registro degli indagati per abuso d’ufficio e omessa denuncia, e ora colpita dalla misura cautelare perché, per la procura, non poteva non sapere.

Caggiati, da tre anni comandante, ha tentato di arginare lo strapotere e le vessazioni del suo vice, Tito Fabbiani. Poi, però, deve aver scelto la pacifica convivenza, autorizzando infine l’acquisto nel 2016 – ritenuto inutile – dall’auto di servizio «con allestimenti di lusso» usata però per scopi privati da Fabbiani, già arrestato e ai domiciliari da due settimane, accusato di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e “mobbing”.



Una resa che ha messo in grossi guai Cristina Caggiati, 41 anni, comandante dei 32 agenti della Municipale dell’Unione, coinvolta nell’inchiesta scoppiata il 17 luglio, divenuta uno scandalo con aspra polemica politica.

Ieri mattina i carabinieri della compagnia di Castelnovo Monti hanno dato esecuzione alla misura e hanno perquisito il comando della polizia municipale di Montecchio.

I militari, assieme agli agenti della Municipale di Reggio, hanno portato via documenti e computer anche dagli uffici di Fabbiani e della compagna-vigilessa Annalisa Pallai, anche lei indagata e già sospesa. Un polverone destinato a non placarsi.



Le indagini della delicata inchiesta prendevano corpo lo scorso mese di novembre 2017, a seguito di un esposto anonimo pervenuto alla procura e ad altri enti istituzionali della provincia, con l’avvio di un’attività di monitoraggio su alcuni appartenenti al corpo della polizia municipale dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza, per verificare la reale sussistenza di illeciti e malcostumi attribuiti ad alcuni agenti. Fabbiani e Pallai usavano il comando come fosse casa loro, con benefit come l’auto in borghese usata per motivi familiari, acquistata con la firma di Caggiati e pagata dai Comuni dell’Unione.



La comandante si sarebbe quindi piegata alla tirannia del suo vice comandante, accusato di aver creato un sistema di contropotere interno al comando sfruttando il suo grado, il suo ruolo di sindacalista interno e i rapporti diretti e consolidati sul territorio.

Caggiati aveva il compito di bonificare e vigilare su quel malsano sistema di potere, di cui i sindaci dell’Unione affermano ancora oggi di non conoscerne l’esistenza. La comandante ha provato infatti a contrastare il suo vice, conoscendone difetti e vessazioni: «Gestire la baracca significa esporsi ai ricatti di Fabbiani» (riportano le intercettazioni disposte dal pm Valentina Salvi) dicendosi poi timorosa di possibili «ricatti». Ma alla fine si sarebbe adeguata a quel sistema di potere che il suo braccio destro aveva creato attorno a sè e a danno dei colleghi.



Il vicecomandante avrebbe direttamente suggerito l’acquisto della Mazda Cx3, acquisita dall’Unione come mezzo di servizio, «utilizzata poi per scopi personali, in modo esclusivo e continuativo, generando un danno patrimoniale all’Unione». Un’auto di lusso, secondo la procura, con interni in pelle e cerchi sportivi, dotata di gomme da neve – le più costose – nonostante ci fossero altre auto a disposizione a minor prezzo. Caggiati è già stata interrogata dal gup Ramponi – come previsto per il reato ascritto – offrendo però «plurime affermazioni false o incoerenti». Non ha saputo quindi giustificare l’acquisto dell’auto e le mancate denunce, facendo scattare la misura disposta da Ramponi. Il precedente comandante, Franco Drigani, aveva bollato l’acquisto come non necessario. —



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