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Stazione Mediopadana dove i servizi ai turisti sono prossimi allo zero

Leonardo Grilli
Stazione Mediopadana dove i servizi ai turisti sono prossimi allo zero

Nessun info point, poche indicazioni e cartelli di mostre finite ormai tre anni fa La struttura capolavoro di Calatrava dimentica del tutto le altre bellezze

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reggio emilia

L’unica cosa che rimanda al territorio reggiano è la scritta “Reggio Emilia” sui cartelli e sul biglietto del treno. Questa è, da sempre, la stazione dell’alta velocità Mediopadana: una maestosa serie di gigantesche vele bianche che così com’è oggi potrebbe esser presa in blocco con tutto ciò che contiene e spostata in qualunque altra parte del globo, senza che ciò crei dicotomia con l’esterno. Al progetto dell’archistar Calatrava, infatti, manca una componente essenziale. Ovvero qualcosa che la leghi al territorio reggiano.



Macro aree turistiche, mostre, spettacoli, notti rosa. Tutti progetti e idee tanto lodevoli quanto sconosciuti a chi scende dai treni dell’alta velocità. Come se la cultura, oltre che prodotta, non andasse anche sponsorizzata e i viaggiatori dovessero venirne a conoscenza in una sorta di epifania mistica non appena arrivati in suolo reggiano.

Eppure, in cultura, la giunta Vecchi ha investito in questi anni e altro ha in programma di fare da qui a fine mandato. La ristrutturazione di musei e teatri, il progetto milionario del Ducato Estense, il rifacimento della Panizzi, i Chiostri di San Pietro, la casa dell’Ariosto, la prestigiosa collaborazione con il Museo dell’Ermitage. Quanto di tutto questo è pubblicizzato, indicato, almeno accennato alla Mediopadana? Nulla.



Simbolo di questo decadentismo informativo è nella sala d’attesa della stazione Av, in bella vista in tutto il suo sconsolante pressappochismo.

La pubblicizzazione, praticamente nell’unico pannello a disposizione, della mostra “Tesserae versicolores, il mosaico della Cattedrale di Reggio Emilia”, datata 21 marzo 2015. Di questo involontario quanto triste viaggio nel tempo ne avevamo già parlato, più di una volta, nelle settimane e nei mesi scorsi.

Sarebbe bastato cambiare il pannello con uno dei tanti eventi sponsorizzati nelle conferenze stampa, o semplicemente rimuoverlo del tutto, per fare bella figura. E invece è ancora lì, sintomo di quanto la questione interessi a chi di competenza.



Pensare che Reggio Emilia sia solo il centro storico del capoluogo, tuttavia, è offensivo e riduttivo. Tutto il territorio provinciale, dalla Bassa alla Montagna, ospita piccoli gioielli storici, architettonici e persino cinematografici. Dalla Brescello di Guareschi alla Canossa di Matilde, passando per la Reggia di Rivalta e i borghi di Guastalla e di Gualtieri, solo per citarne alcuni.

Cultura ma anche paesaggi fluviali, passeggiate, percorsi ciclabili in mezzo al verde e poi, ovviamente, la ricchezza enogastronomica che fa Reggio grande nel mondo, dal Parmigiano al Lambrusco. Ma a sponsorizzare tutto questo e, soprattutto, a spiegare come raggiungere queste eccellenze, non vi è nulla. Nemmeno, come avviene in tutte le stazioni dell’alta velocità (e non solo) italiane, un info point dotato di cartine e guide turistiche.

Un turista può solo intuire vagamente quali siano i prodotti tipici della reggianità da un frigo, dentro all’unico bar della Mediopadana, in cui sono esposti Parmigiano sotto vuoto, Lambrusco e Strolghino. —



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