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Imprese, rallenta la crescita industriali contro il governo

Imprese, rallenta la crescita industriali contro il governo

Anche a Reggio Emilia tra aprile e giugno battuta d’arresto rispetto a inizio anno Macchiaverna: «Il decreto-dignita è un segnale negativo: cancellate innovazioni»

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REGGIO EMILIA

In linea con il trend nazionale, la produzione industriale della provincia di Reggio Emilia rallenta nel periodo aprile-giugno. Lo segnala Unindustria, l’associazione provinciale degli imprenditori reggiani, che critica la politica economica del governo, evidenziando poi come, anche se il fatturato complessivo e quello estero crescono rispettivamente del 4,5% e del 3,1%, si registra una battuta d'arresto rispetto alla precedente crescita.

IL RAFFREDDAMENTO

Primi segnali negativi provengono inoltre dagli ordini che, dopo sette semestri consecutivi di crescita, mostrano una contrazione sia nel loro complesso (meno 2,2%) sia nella componente estera (meno 2,4%). Paradossalmente questi risultati si riflettono in modo positivo sull'occupazione, che reagisce in ritardo rispetto alle dinamiche produttive e rafforzano i segnali di recupero già manifestati negli scorsi trimestri con una crescita tendenziale del 3,7% nel secondo trimestre.

LA VIRATA VERSO IL PESSIMISMO

Le aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi però sono improntate al pessimismo. In particolare per quanto riguarda la produzione totale, a fronte del 23,1% di imprese che pensa di incrementare i livelli produttivi, il 36% prevede di mantenerli inalterati contro il 40,9% che, invece, pensa di ridurli. Anche le tendenze occupazionali per i prossimi mesi sono attese in peggioramento.

L’AFFONDO AL GOVERNO

Mauro Macchiaverna, vicepresidente Unindustria Reggio Emilia, punta il dito contro le politiche del governo «perché il proseguimento della crescita continui è importante che le imprese possano contare su un quadro di stabilità, di calma sui mercati e di certezza sulle politiche economiche», dice. Invece, «il decreto-legge “dignita”» è un segnale negativo per il mondo delle imprese perché mentre i dati Istat descrivono un mercato del lavoro in crescita, il governo si propone di cancellare alcune innovazioni che hanno contribuito a generare tale crescita».

Decisioni, a detta di Macchiaverna, «che sono state prese in maniera troppo precipitosa dall'amministrazione centrale, senza prima un necessario e costruttivo confronto con il mondo delle imprese». A questo poi «si aggiungono le preoccupazioni degli imprenditori su alcuni importanti dossierall'attenzione del governo: legge di bilancio, reddito di cittadinanza, abolizione della legge Fornero, Tav, Tap e Alitalia», sottolinea il vice presidente di Unindustria.

SERVE FIDUCIA

«Il mutato clima di fiducia è pesantemente influenzato dalle tensioni sui mercati internazionali» dice infatti Macchiaverna, delegato a credito, finanza e progetti speciali: «Una guerra commerciale risulterebbe particolarmente pericolosa per un paese trasformatore qual è l’Italia e, a maggior ragione, per la nostra provincia che si caratterizza per un’elevata vocazione all’export. Un’eventuale contrazione del commercio internazionale rischierebbe di causare un pesante shock alla nostra economia mettendo a rischio la prosecuzione della crescita». —

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