Nasce il consorzio per salvare i castagneti dell’abbazia di Marola
In comodato d’uso dalla diocesi i terreni da valorizzare Progetto da 350mila euro che unisce agronomi e agricoltori
Un consorzio per rilanciare i bellissimi castagneti dell’abbazia di Marola. Sta entrando nel vivo il progetto, portato avanti da ex seminaristi di Marola, professionisti del settore agro-forestale e imprenditori, per valorizzare al meglio i vasti possedimenti ancora nella disponibilità del seminario, per decenni una delle principali scuole di formazione della diocesi e oggi luogo di studio e spiritualità.
Un complesso suggestivo, su un colle a poca distanza dal paese, che per secoli ha gestito anche grandi appezzamenti di terreno, in parte campi coltivati e affidati a mezzadri e contadini, in parte zone boschive usate per la raccolta della legna e delle castagne.
Il castagneto più famoso è quello proprio di fianco alla chiesa e al seminario, che si distende sino al cimitero di Marola. Oggi questo patrimonio è semi-abbandonato, e per l’attuale assetto del seminario diventa impossibile gestirlo direttamente.
Per questo è partita una mobilitazione per salvare quest’ area, un progetto che ha coinvolto alcuni ex seminaristi rimasti legati a Marola, fra cui il coordinatore Claudio Filippini, ex sindaco di Bagnolo. Ed è emersa la possibilità di sfruttare dei corposi finanziamenti regionali per finanziare il progetto, dal costo di 350mila euro.
Dopo diversi studi, si è scelta la forma della società consortile a responsabilità limitata che permetterà di partecipare ai bandi regionali. La società è provvisoriamente presieduta dal sindaco di Carpineti, Tiziano Borghi, e riceverà in comodato d’uso gratuito dalla diocesi gli appezzamenti da valorizzare. Il consorzio che ha all’interno anche diversi esperti ambientali, ha presentato tre distinte domande di finanziamento alla Regione, una per ogni progetto di sviluppo.
Si tratta di una superficie di circa 50 ettari, da destinare a tre usi distinti. Un terzo, quello del castagneto, alla coltura del prodotto e ad attività educative con scuole e giovani. In un’altra parte verranno tenute e curate le piante ad alto fusto, l’ultima porzione sarà a bosco ceduo, da alimentare con il taglio degli alberi per la legna. Un piano a lungo respiro – il comodato ha valore pluridecennale – che metterà insieme agricoltori, agronomi e allevatori della zona. L’area delle castagne prevede la strutturazione di percorso per le visite, trasformando la vecchia casa del contadino ancora esistente. Per quanto riguarda i frutti, si inizierà dall’attuale piantumazione, in gran parte composta da castagne normali, per poi innestare progressivamente anche i marroni. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
