Due liocorni e i leghisti sull'Arca di Noè
Reggio Emilia: in un post sulla criminalità multietnica Melato evoca i “due leocorni” (che però non salirono sul barcone e si estinsero col Diluvio)
REGGIO EMILIA. Invadenti. Snaturanti. Un pochetto dei quali anche malavitosi. Quasi quasi il responsabile locale della sicurezza e dell’immigrazione della Lega Matteo Melato ha ragione nel considerare l’eccesso d’immigrati a Reggio Emilia. Ma la campagna elettorale leghista – perenne e ostinata – è così fine da diventare grossa. Grossolana. Melato in un post sulla sua pagina Facebook versione Lega di Reggio Emilia, ricorre al suo immaginario canterino per figurare una città anti-diluviana: “Due marocchini, un georgiano e un pachistano. Mancano solo i due leocorni. Questa è la Reggio Emilia del Pd. A casa!...”.
L’affermazione che nel censimento mancherebbero “solo i due leocorni” richiama immediatamente la canzoncina per bambini “Ci son due coccodrilli e un orangotango”. Chi non la conosce, chi non la ricorda, con tutte le divertenti mossettine imitanti bestia dopo bestia? La composizione, diventata internazionale, compie 42 anni: fu creata da un ingegnere edile di Riccione, Roberto Grotti, che era uno specialista in canti da chiesa. La pace sia con te, e con il tuo spirito… La filastrocca narra di Noè che, contando gli animali da imbarcare sull’Arca, s’accorge che nell’elenco sono assenti i due “leocorni”, due unicorni. Con l’ironia di Melato l’appello biblico diventa leghista.
Lascio perdere la provocazione allo sbrindellato e colpevole Pd e i conseguenti riferimenti alle elezioni comunali dell’anno che verrà, #Reggio2019 #ripuliamoReggio, perché questi sono gli obiettivi del leghista. Piuttosto mi piace approfondire il subconscio che pervade e stuzzica la satira del partito ora al potere centrale. Il rimando di Melato alla canzoncina di Grotti è appunto all’Arca del Diluvio che in automatico rappresenta il mondo, tutto il mondo che nella sua molteplicità e diversità tenta di salvarsi dal cataclisma.
Tutto/tutti sulla stessa barca. La metafora della filastrocca è semplice e ben altra. Contemporanea.
Il leghista reggiano per commentare la multietnicità di un fatto di cronaca nera locale traduce il testo della filastrocca in una questione nazional-geografica, quasi nell’incipit del barzellettiere “ci sono un italiano, un tedesco, un francese…”.
Melato immette due marocchini, un georgiano e un pachistano al posto degli originali del ritornello: “Ci son due coccodrilli e un orangotango, due piccoli serpenti e l’aquila real, il gatto, il topo, l’elefante, non manca più nessun... solo non si vedono i due liocorn”.
Melato si diverte, come va succedendo di frequente nel digitare e scrollare sui social i pro e contro, gli anti e pro, i no e gli yes: un popolo digitale che sparacchia amenità oppure minchionaggini che nella cultura degl’italiani – alla fine – diventano davvero peso specifico. Fanno formazione, diventano linguaggio, costruiscono una cultura (mi pento e mi dolgo dell’abuso di quest’ultimo arnese, vecchio e inutile come il babau).
Il rappresentante della Ruspa al governo è così anti-diluviano da preferire la legge istintuale (quella della foresta, della canzoncina) a quella del consorzio civile.
Recentemente ha commentato la cattura dello stupratore ucraino: “Arrestato schifoso pedofilo a Reggio! Quando si leggono cose così non puoi che sperare che in carcere gliela facciano pagare a questo schifoso essere disumano”.
Ha ragione, meno che su un aspetto, sull’auspicio che in galera sopravvenga la giustizia sommaria. Speranza strana e pericolosa, se espressa da un uomo/politico che s’appresterebbe a rappresentare la legge e l’amministrazione a Reggio già nel 2019.
Ma gli slogan sono slogan. E immagino già la reazione di oggi, di stamattina. Ecco, in questo senso anch’io potrei salire sull’Arca animalizzato nel Rosicone (Rosiconem Originalis), perché i leghisti, vincitori eccitatissimi, chiamano così tutto il mondo fuori, anche quello che ragiona oltre il battutario, oltre gli avversari e i critici incalliti, al di là dei tweet del Capitano loro…
Scusate questo inciso: O capitano! Mio capitano! Che grazie al cielo è unicamente il presidente Lincoln cantato da Walt Whitman nel 1865 e diventato popolare nel film “L’attimo fuggente”. Sfuggente.
Ecco, ad esempio, a Melato sfugge una particolarità doppia. Quando beffardo scrive che “mancano solo i due leocorni” non fa riferimento soltanto al finale del ritornello della filastrocca. Forse non sa che quegli animali puri, cristologici, bianchi e perfetti, erano e sono mitici, dunque inesistenti.
La filastrocca dal punto di vista antropologico è più potente degli slogan anti-pacchia, maalox e bacioni.
I liocorni, rimanendo a terra, senza salire sul barcone, dunque evitando di mescolarsi con gli altri animali, sono finiti sotto il Diluvio. Estinti. —
s.scansani@gazzettadireggio.it
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