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«È emergenza idrica prati stabili bruciati»

Andrea Munari
«È emergenza idrica prati stabili bruciati»

La denuncia dei Consorzi irrigui e di Coldiretti Reggio Zampini: «Pronti a inviare ad Arpae il conto dei danni»

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val d’Enza

L’acqua è vitale per l’agricoltura. Senza la corretta irrigazione i prati stabili “bruciano”, provocando ingenti danni sulla produzione del Parmigiano Reggiano. Una situazione grave che in questi giorni stanno denunciando i Consorzi irrigui e di miglioramento fondiario della Val d’Enza, che esprimono la loro preoccupazione per la situazione idrica e sul tema invasi, puntando il dito contro «l’insensibilità della Regione Emilia-Romagna, tramite Arpae, a derogare al deflusso minimo vitale del torrente Enza per fini irrigui».

Una denuncia simile arriva da Coldiretti. «L’acqua dell’Enza serve per irrigare i prati stabili delle aziende agricole della val d’Enza - dichiarano Emilia Eugenio Torchio e Assuero Zampini -. I foraggi delle aziende della zona bruciano al sole e non sarà possibile utilizzarli per l’alimentazione delle bovine da Parmigiano Reggiano. La deroga al minimo deflusso vitale del torrente Enza non è ancora stata decisa». Deroga che chiedono anche in Consorzi.



«Non è un problema solo della Val d’Enza - ha proseguito il direttore Assuero Zampini - ma di tutte le zone bagnate dai torrenti. La stessa situazione la stanno vivendo a Piacenza, Parma e altre città della Regione. A livello locale però nessuno è in grado di darci delle risposte. Ci dicono che il problema deve essere risolto a livello europeo, ma non è così». «Arpae continua a trincerarsi dietro a presunte sanzioni europee - continua Zampini - ma allora dovrebbero spiegarci perché in Piemonte dove è previsto che il piano delle acque prevede la riduzione di un terzo del deflusso minimo vitale in caso di necessità non sono previste sanzioni. Questo però non è possibile farlo in Emilia Romagna».



In caso di emergenza ai vertici di Coldiretti è stata proposta un’alternativa: «Ci è stato detto che se necessario possiamo pompare l’acqua dal sottosuolo - sottolinea il direttore di Coldiretti - ma non tutte le zone ne sono provviste e soprattutto andremmo a ridurre delle scorte che potrebbero servire per altre cose. In più le macchine necessarie per queste operazioni vanno a gasolio e non fanno altro che aumentare l’inquinamento». «Calcoleremo tutti i danni provocati della mancata irrigazione all’ambiente e all’agricoltura - ha concluso -li gireremo ad Arpae con richiesta di risarcimento». —



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