Il titolare della concessionaria distrutta «Danni per tre milioni, 170 auto andate»
Claudio Campani ieri è tornato con i dipendenti sul luogo dell’esplosione: «Stiamo cercando di aprire il prima possibile»
reggio emilia
Il giorno dopo l’esplosione e il violento incendio di lunedì sul raccordo autostradale di Bologna, all’altezza di Borgo Panigale, Claudio Campani si è rimesso in viaggio e da Reggio Emilia è tornato alla sua concessionaria, immediatamente sotto il luogo della deflagrazione. Lì, assieme ai suoi dipendenti, è potuto finalmente entrare nello stabile e stilare un elenco più preciso dei danni.
Fino a lunedì sera, infatti, né il noto imprenditore dell’auto reggiana, né tanto meno i lavoratori, sono riusciti ad accedere all’edificio che ospita la concessionaria Campani Group.
Troppo alti i danni, e il rischio di altri cedimenti era più che concreto. Solo ieri mattina, accertata l’assenza di pericoli, è iniziata l’opera di ricostruzione.
«Stiamo già cercando di rimettere a posto le cose – ha spiegato lo stesso Campani ieri pomeriggio, al telefono da Bologna – per quello che si può fare ovviamente. I danni sono enormi, peggio che una bomba».
Oltre alle macchine devastate dal fuoco e dal calore, infatti, lo stabile ha pesantemente risentito della potente onda d’urto generata dall’esplosione.
Le finestre e gli infissi sono esplosi, i controsoffitti crollati e molti macchinari sono da buttare.
«Anche se ancora non abbiamo un conto preciso – prosegue l’imprenditore – si tratta almeno di tre milioni di euro di danni. Consideri che 170 auto sono distrutte: oltre a quelle che hanno preso fuoco, ce ne sono altre che sono state letteralmente sciolte dal calore. La vernice è colata, spero però di poterle rimettere a posto e rivenderle, magari come usate». Per dare una proporzione dei danni subìti dalla Campani Group, basti pensare che il conto è tre volte superiore a quanto occorrerà per rimettere in sesto il ponte crollato.
Se soltanto il tempo – e le assicurazioni – potranno definire con precisione la perdita economica del concessionario, ora Campani sta già pensando alla ricostruzione. «Voglio stare chiuso il meno possibile – ha spiegato il titolare reggiano – e voglio assolutamente evitare la cassa integrazione. Abbiamo visto cosa serve per ripartire, almeno in modo parziale, e sto contattando i fornitori anche se l’estate di mezzo non aiuta. Ho già trovato una vetrina nuova, gli infissi in alluminio e spero che dopo Ferragosto il grosso del lavoro sia concluso e di poter fare una prima riapertura».
La concessionaria, però, è totalmente sventrata e questo ha creato un altro tipo di problema: assicurarsi di non ricevere le visite sgradite di qualche sciacallo.
Per questo, conclude Campani, «di giorno ci sono i dipendenti che danno una mano a ricostruire. Di notte, invece, abbiamo un servizio di guardie giurate». —
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