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Scandalo dei vigili, al setaccio pc e documenti sequestrati

ENRICO LORENZO TIDONA
Scandalo dei vigili, al setaccio pc e documenti sequestrati

La procura sta cercando ulteriori elementi nei computer prelevati al comando  Il Pd sostiene Colli e gli altri sindaci: «Processi sommari dalle minoranze»

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MONTECCHIO

La rete di rapporti intessuta dal vice comandante della polizia municipale Tito Fabbiani – ora agli arresti domiciliari – potrebbe essere in parte ricostruita anche attraverso le eventuali tracce lasciate nel suo computer. Il dispositivo è stato sequestrato assieme a una mole importante di documenti prelevati dagli agenti della polizia municipale di Reggio Emilia e dai carabinieri di Castelnovo Monti, che sei giorni fa hanno impartito una svolta nello scandalo dei vigili della Val d’Enza.

LE TRACCE DIGITALI

La procura, nell’indagine coordinata dal pm Valentina Salvi, sta passando in rassegna i files e le comunicazioni registrate nel disco fisso dei pc sequestrati dagli uffici di Fabbiani e della compagna, la vigilessa Annalisa Pallai, anche lei sospesa dal servizio. Ci sono poi documenti vari, alcuni dei quali portati via dall’ufficio della comandante della municipale della Val d’Enza, Cristina Caggiati, sospesa dal servizio su disposizione del giudice Luca Ramponi per il rischio potenziale di inquinamento delle prove.

Tutto scaturisce dall’arresto, il 17 luglio, di Fabbiani, accusato di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello Stato e mobbing.

Per l’accusa avrebbe usato il comando a suo piacimento, usato privatamente una pattuglia dei vigili, vissuto in una casa offerta da un imprenditore e mobbizzato i colleghi vigili tramite il suo ruolo di vice capo, quello di sindacalista della Cgil e i suoi rapporti con politica e istituzioni.

IL PARTITO FA QUADRATO

«Ad oggi le responsabilità degli indagati facenti parte di quella che è stata chiamata la “Rete Fabbiani” sono in corso di accertamento da parte della magistratura – scrive Fulvio Violi, capogruppo della maggioranza Pd in Unione Val d’Enza – Nei confronti del lavoro che la magistratura sta svolgendo, coi suoi tempi e con le sue modalità, vogliamo esplicitare il massimo rispetto e tutto il sostegno necessario affinché possa concludersi facendo luce piena su quanto accaduto e sul sistema che Fabbiani aveva costruito abusando del suo ruolo di vice comandante della Municipale e di rappresentante sindacale».

A finire sulla graticola sono stati proprio i sindaci Pd, Paolo Colli in primis, citato nelle carte per pressioni eserciate per conoscere l’inchiesta prima che scattassero le misure. «Non siamo interessati ai processi sommari inscenati da certa parte della minoranza con l’unico obiettivo di provare a trascinare nel fango la maggioranza e andare all’incasso di facili consensi. Anzi: è giusto che anche i rappresentanti delle minoranze si interroghino sui rapporti che avevano, in quanto rappresentanti politici sul territorio, con Fabbiani e la sua “rete”. Come maggioranza abbiamo risposto immediatamente e abbiamo discusso in consiglio dell’Unione per giungere a un ordine del giorno condiviso da tutti i gruppi consiliari perché sin da subito si formasse una commissione di indagine, che entro il mese di settembre si insedierà, confidando che saprà mettere a fuoco gli aspetti critici e migliorabili nell’ambito delle attività di polizia municipale, per garantire ai cittadini della Val d’Enza che nulla di quanto accaduto si possa ripetere». —

ENRICO LORENZO TIDONA

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