Il reato: nessun arresto, ma migliaia di denunce
reggio emiliaNessun arresto in flagranza per caporalato, ma migliaia di denunce per i reati “spia”: sfruttamento del lavoro e riduzione in schiavitù. È il quadro degli ultimi due anni di verifiche e...
reggio emilia
Nessun arresto in flagranza per caporalato, ma migliaia di denunce per i reati “spia”: sfruttamento del lavoro e riduzione in schiavitù.
È il quadro degli ultimi due anni di verifiche e blitz sui luoghi di lavoro effettuati dal Nucleo Ispettorato del Lavoro dei carabinieri, competente sulle ispezioni che vengono sempre eseguite insieme agli esperti dell’Ispettorato del Lavoro provinciale. Il fenomeno è costantemente monitorato dall’Arma, che considera il reggiano un’area sensibile e “a rischio”, se non altro per la compresenza sul territorio di due fattori scatenanti: un’economia ancora considerata fiorente e bisognosa di bassa manovalanza (in primis i settori come agricoltura, allevamento, edilizia, trasporti e tessile) e la nutrita presenza di immigrati. Due elementi che fanno sì che l’attenzione resti alta.
Dal punto di vista giuridico il caporalato è un reato sfuggente, che confina con lo sfruttamento e la schiavitù e che è stato individuato di recente. Allo stato attuale il caporalato (art. 603 bis del Codice Penale) è stato rivisitato dalla legge 199 del 2016, la cosiddetta legge Martina, emanata appena due anni fa. La legge ha definito con maggior precisione, e con l’intento di colpire l’intermediazione, non solo l’assenza di contratto e le irregolarità formali, ma la radice del fenomeno, in precedenza difficile da individuare e da imputare. —
AM.P.
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