Il sindaco Vecchi contro il Governo per lo stop al piano periferie
Videomessaggio su Facebook di tre minuti e venti secondi: «Bloccati i 18 milioni per il recupero di Santa Croce»
REGGIO EMILIA. «Non si governa l’Italia con risentimento, pensando di colpire gli avvversari. Bloccare il Piano periferie per oltre 2 miliardi di euro vuol dire colpire tutte le città italiane: a Reggio Emilia vuol dire bloccare 18 milioni di investimenti su Santa Croce, sul riuso dei capannoni della zona, sul recupero del Capannone 15 delle ex Reggiane e su viale Ramazzini».
Anche il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, sale sulle barricate contro lo stop al Piano periferie. Con un collegamento in diretta Facebook dal suo ufficio, durato 3 minuti e 20 secondi, Vecchi sottolinea come «il Governo in questo modo lascia a piedi le zone che più ne hanno bisogno, i quartieri che stanno rinascendo, le persone che lì lavorano e si impegnano per creare migliori condizioni di vivibilità e di socialità, di maggiore sicurezza».
Come quasi tutti i sindaci italiani, il primo cittadino guarda con preoccupazione a «un fatto gravissimo, che è l’emendamento approvato al Senato che ha come obiettivo principale quello di provare ad affossare un piano che interessa circa 100 città italiane e non penso che sia il piano del Governo precedente, è un piano per l’Italia, che mira a rendere il Paese meno fragile e più forte nella vita dei suoi cittadini».
Nella sua breve arringa, Ve cchi tuona: «Non è il modo corretto con cui lo Stato può rapportarsi alle città e alle autonomie locali, ma un modo di governare con il risentimento e con il rancore nei confronti di chi c’era prima. Noi confidiamo che alla Camera, a settembre, questo emendamento venga corretto, per consentire alle opere di proseguire, non tanto nell’interesse dei singoli Comuni ma di tutto il Paese».
Ma Reggio Emilia, sottolinea Vecchi, non vuole fermarsi: «Abbiamo pressoché completato la progettazione esecutiva e su 18 milioni di euro di opere ne abbiamo appaltato oltre 5. Stiamo parlando di progetti importanti come la rigenerazione dell’area ex Reggiane, degli immobili dismessi del quartiere Santa Croce e del Parco dell’Innovazione. Confidiamo che tutto questo possa proseguire e che per una sola volta in Parlamento, al di là dei colori politici, prevalga la consapevolezza per l’interesse generale e il bene comune che, credo, il Piano periferie rappresenta pienamente».
Il sindaco reggiano non si addentra in questioni legali relative a eventuali risarcimenti, ma si limita ad osservare: «Quando un privato commissiona un incarico e l’attuatore arriva alla progettazione esecutiva e in alcuni casi all’appalto, come sta accadendo per tante città compresa Reggio Emilia, se ci si svsglia al mattino e si decide che si ferma tutto, in quel momento tra privati scattano i ricorsi e i risarcimenti danni, ingenti danni. Questo non è il modo di rapportarsi e se vale tra privati deve valere anche tra le articolazioni dello Stato e la pubblica amministrazione». —
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