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La procura di Reggio non lo sospende, il vigile è agli arresti a spese dell’Unione

Enrico Lorenzo Tidona
La procura di Reggio non lo sospende, il vigile è agli arresti a spese dell’Unione

Il vice comandante Fabbiani ha diritto al 50% del salario, mentre le altre due vigilesse indagate invece non prendono nulla

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MONTECCHIO. Invece che pattugliare le strade della Val d’Enza è a casa da tre settimane, agli arresti per un sfilza di reati che hanno fatto scattare il provvedimento. Lo stipendio, però, lo prende lo stesso, anche se dimezzato. Un sollievo per Tito Fabbiani, vice comandante della polizia municipale della Val d’Enza, dal 16 luglio agli arresti domiciliari, che ha però diritto a una “indennità alimentare” pari al 50% del suo salario grazie a un cavillo. O meglio, a una tutela prevista nel contratto nazionale delle funzioni locali, che azzera il salario nel solo caso in cui sia la procura a disporre la sospensione del dipendente pubblico e non l’ente pubblico stesso. Fabbiani è stato sospeso solo dall’Unione della Val d’Enza. Le altre due vigilesse indagate, la compagna di Fabbiani e la comandante Cristian Caggiati, pur non essendo state arrestate – la loro posizione è più defilata – sono invece a casa, sospese direttamente dalla procura e quindi a stipendio zero.

Ieri sono state pubblicate le determine dell’ufficio personale con i provvedimenti per i tre vigili indagati per lo scandalo che sta scuotendo anche la politica locale. Un’inchiesta che vede al centro Fabbiani e un «vero e proprio sistema di potere» in atto da quasi dieci anni, con il comando della polizia municipale utilizzato a piacimento anche per farsi accudire i figli, con pause non autorizzate e assenze ingiustificate. Per Fabbiani le accuse sono di concussione, abuso d’ufficio, peculato, omessa denuncia, truffa aggravata ai danni dello stato e “mobbing”. Per la sua compagna, la collega Annalisa Pallai, indagata in concorso a vario titolo, c’è stata la sospensione dal servizio per sei mesi: rimarrà senza un salario fino al 15 gennaio 2019.

La comandante Caggiati, travolta dalla vicenda e accusata di abuso d’ufficio e omessa denuncia, è stata a sua volta sospesa per sei mesi e sarà senza stipendio fino al 3 febbraio 2019.

La responsabile dell’ufficio del personale dell’Unione della Val d’Enza, si è accorta della differenza delle misure e ha applicato il contratto nazionale. La questione ha stupito gli stessi sindaci della Val d’Enza, che sono stati informati in queste ore. Quindi, mentre l’ispettrice Pallai e la comandante Caggiati erano state sospese direttamente da un provvedimento della procura, Fabbiani era stato “solo” arrestato, senza essere sospeso. A sospenderlo in via successiva, come ricorda la determina pubblicata ieri, è stata la stessa Unione della Val d’Enza, visto che con l’arresto Fabbiani non si può evidentemente presentare al lavoro. Non solo: il versamento da parte dell’ente pubblico dell’indennità alimentare sarà in vigore per tuta la durata del periodo di sospensione obbligatoria. —

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