Gazzetta di Reggio

Reggio

Corruzione, l’indagine in Prefettura 

Mazzette, la “rete” s’allarga a privati e altri intermediari

Mazzette, la “rete” s’allarga a privati e altri intermediari

Super lavoro per la Mobile che vaglia intercettazioni, filmati e pratiche sospette Oltre ai sette indagati, nel mirino anche clienti ed ulteriori agenzie per stranieri

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

Valanghe di intercettazioni da valutare e tradurre, un numero ancora imprecisato di pratiche sospette della Prefettura per il rilascio delle cittadinanze agli stranieri, filmati tutti da decriptare soprattutto perché vi appaiono persone di varie etnie con discorsi, quindi, da trascrivere con precisione.

AGENTI AL LAVORO

Una mole di lavoro investigativo non indifferente e ancora da smaltire per la squadra mobile, coordinata dal pm Giacomo Forte nella delicata inchiesta sul sistema delle mazzette che - secondo gli inquirenti - serviva per accelerare l’iter della concessione della cittadinanza italiana agli stranieri.

RETE DI PAGAMENTI ILLECITI

Sinora sono sette gli indagati, ma l’impressione è che l’inchiesta sia destinata ad allargarsi sul versante corruttivo perché potrebbero non essere pochi i “clienti” stranieri ben consci di commettere un illecito pagando per accelerare la loro pratica. Ma pagare a chi? Ad intermediari e alla funzionaria della prefettura che gli investigatori ritengono di avere identificato con sicurezza, oppure gli intermediari sono ben di più e sarebbero coinvolte altre agenzie dalla mazzetta facile? Privati, intermediari, agenzie più strutturate: un “nodo” che gli investigatori ritengono ancora ben lungi dall’essere sciolto.

SOLLECITAZIONI ANONIME

Tutto parte tre anni fa da alcune voci, anonime e non circostanziali, circa alcune irregolarità all’interno della Prefettura per quanto riguarda il rilascio delle cittadinanze agli stranieri. Ritenendo le voci credibili, la Mobile inizia a indagare, trovando le prime prove delle cessioni di denaro fra gli intermediari, altri soggetti e la funzionaria dell’Ufficio cittadinanze. Le telecamere nascoste Il punto di svolta quando gli inquirenti piazzano le telecamere nell’ufficio della donna, riprendendo e registrando lo scambio di mazzette. Dopo circa tre anni, a metà marzo il pm Forte chiude la prima fase dell’indagine e porta quanto raccolto davanti al gip Giovanni Ghini.

SISTEMA CONSOLIDATO

Per la Procura siamo di fronte ad un sistema corruttivo consolidato da anni, annidato come un cancro all’interno della Prefettura, che sfruttava potere, burocrazia e paura per arricchirsi sempre di più. Le tempistiche per diventare cittadino italiano sono troppo lunghe? Non preoccuparti, basta pagare qualcosa in più e tutto diventa possibile.

Questo, secondo quanto scoperto dagli inquirenti, è quanto prometteva – e faceva – la dipendente della Prefettura Sonia Bedogni, 60 anni, fino a maggio funzionaria dell’Ufficio cittadinanze (è ora agli arresti domiciliari nella sua casa di Quattro Castella).Una rete di corruzione che – per chi indaga – sfruttava la complicità di almeno altre tre persone. Due fratelli pakistani (Irslan e Umar Parvez, di 29 e 23 anni) titolari di un’agenzia pratiche stranieri con sede legale a Reggio Emilia ma con gli uffici a Guastalla, e la 48enne Amina Doulali (italiana di origini marocchine) che offriva assistenza agli stranieri e lavorava in proprio e appoggiandosi sullo studio legale del marito Vainer Burani (risultato estraneo alla vicenda). —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google