Se Salvini sale e il Papa scende, meritiamo di meio
L'editoriale della domenica del direttore della Gazzetta di Reggio, Stefano Scansani, su promesse elettorali, esecutivo, Lega e grillini
REGGIO EMILIA. Giocherellando con faciloneria sul cognome di uno dei due vicepremier, credo che il Paese meriti di meio. Perché governare è difficile.
Difficilissimo. Tant’è che Lega e grillini hanno preso coscienza che le promesse elettorali vanno decorticandosi: sono transitati dalla stagione della propaganda a quella dei fatti senza soluzione di continuità. E così s’inventano giorno per giorno un proclama, un editto, un teorema, un post da spiaggia continua.
Siamo bersagli di un tuittamento a petto nudo, marinaro, con compagna in braccio che in altri tempi, casi e predecessori avrebbe dato scandalo.
Tutta l’attività dell’esecutivo – se si esclude il cosiddetto Decreto Dignità - è di tipo assertivo. Cioè finalizzato all’affermazione di sé o di loro, e con una “pala tattica”. Ovvero quella roba che utilizzata furbamente sui social, è autoreferenziale, schiva i contraddittori, e procede come se una battuta fosse una legge approvata, uno slogan fosse una riforma avvenuta. E per “pala tattica” intendo la ruspa e il ruspismo del Salvini cattolico.
Salvini mi vien buono per confortare ciò che scrivo. Il ministro degli Interni e capo della Lega giovedì ha rilasciato un’intervista a Riccardo Cascioli de La Nuova Bussola Quotidiana, il giornale online ultracattolico.
Salvini, parlando della famiglia, ha annunciato la sua determinazione che è poi deflagrata venerdì: ripristinare la dicitura “madre” e “padre” sui moduli per la carta d’identità elettronica, al posto di “genitore 1” e “genitore 2”.
Nel puntuale tweet per il consenso, Salvini ha sigillato la decisione con il giornaliero pronunciamento: “Per la sinistra, difendere il concetto di mamma e papà significa essere “trogloditi”. Allora sono orgoglioso di essere un #troglodita!”.
Non metto in discussione l’intervento del ministro, neanche la questione della famiglia tradizionale e men che meno di quelle arcobaleno. Analizzo unicamente cos’è e com’è accaduto: cioè la cattotattica.
Salvini ha rilasciato l’intervista a un quotidiano cattolico oltranzista che è in piena opposizione al settimanale Famiglia Cristiana che il 25 luglio dedicò proprio al vicepremier una copertina col titolo esorcistico “Vade retro, Salvini”.
Ancora Riccardo Cascioli sulla Nuova Bussola Quotidiana commentò sia l’iniziativa del settimanale che la presa di posizione di Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica (periodico gesuita quanto il Papa): “Se Famiglia Cristiana e padre Spadaro perdono la testa... La copertina di Famiglia Cristiana, un tweet di padre Spadaro: attacchi violenti in nome dell'accoglienza degli immigrati. È una vera e propria isteria, alimentata da una concezione del cristianesimo solo orizzontale: la salvezza eterna ha lasciato il posto alla soluzione dei problemi terreni”.
Mi pare che così, Salvini, che ben sa come comunicare al mondo d’oggi, abbia colpito tre bersagli. Uno: nei sondaggi il leghista sale e Bergoglio scende. Due: la risposta a freddo a Famiglia Cristiana attraverso il veicolo del concorrente “interno” alla Chiesa sociale di Papa Francesco.
Tre: un’ottima occasione per distrarre polemiche e critiche che andavano affollandosi da tre giorni sul governo gialloverde: colpo di spugna sul Piano Periferie, Iva stereofonica, vaccini in obbligo flessibile, reddito di cittadinanza rimandabile al chissà quando…
L’improvvisa pressione sul tasto “famiglia” ha spostato l’attenzione e confermato la tecnologia leghista, scravattata, ma molto più sofisticata di quella pentastellata: se il “fare” va in difficoltà, bisogna esagerare col “dire”.
Se poi il “dire” riguarda temi antropologici e ideologici è ancor meglio. Basti l’esempio degli interventi (sempre fuori contesto dai dibattiti in essere) del ministro della Famiglia e Disabilità Lorenzo Fontana, prima su coppie gay, famiglie arcobaleno e aborto, poi sulla legge Mancino che persegue il razzismo e il nazifascismo. In quest’ultima occasione Salvini annunciò di essere d’accordo.
Ma, annusata l’aria brusca, convenne che non si trattava di una priorità secondo il contratto di governo.
Sugli argomenti non contenuti nel loro contratto, Lega e M5s fanno baraonda, per poi spegnere le controversie deducendo che non sono appunto previsti dal contratto. Si tratta dell’“obbligo flessibile” a inventare un diversivo al giorno per allungare la vita al contratto stesso.
Non è che la sentenza emessa della Nuova Bussola Quotidiana vale se letta al contrario, cioè “La non soluzione dei problemi terreni lascia il posto alla salvezza eterna”?
s.scansani@gazzettadireggio.it
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
