Gazzetta di Reggio

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L’inchiesta in val d’enza 

Lettere a raffica di un “corvo” sullo scandalo della Municipale

Tiziano Soresina
Lettere a raffica di un “corvo” sullo scandalo della Municipale

Esposti anonimi circostanziati sono giunti anche di recente agli inquirenti Spunti investigativi ritenuti interessanti che alimentano nuovi filoni d’indagine

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VAL D’ENZA

Aleggia insistentemente un “corvo” sullo scandalo che sta travolgendo la polizia municipale della Val d’Enza.

Si tratta di una persona piuttosto prolifica – sarebbero infatti già circa una decina gli esposti anonimi giunti agli inquirenti – e soprattutto molto addentro alle cose visto che fin dall’inizio ha fornito informazioni decisamente circostanziate.



E da quanto “filtra” pare proprio non aver ultimato il suo “compito”, visto che anche di recente sono arrivati altri “suggerimenti” agli inquirenti – indagano i carabinieri di Castelnovo Monti e gli agenti della Municipale di Reggio Emilia – coordinati dal novembre 2017 dal pm Valentina Salvi.

Anche gli ultimi spunti del “corvo” sarebbero talmente interessanti che l’inchiesta avrebbe abbracciato ulteriori filoni investigativi, con l’obiettivo di allargarsi ulteriormente. Quindi ai tre già sulla graticola, si potrebbero unire altri indagati, rendendo ancor più esplosiva la situazione attorno al corpo unico di polizia municipale Val d’Enza, per non parlare della politica locale entrata in evidente fibrillazione. Quindi quest’inchiesta si propone una volta di più lunga e laboriosa.

Un quadro accusatorio che si è materializzato il 16 luglio quando il gip Luca Ramponi ha accolto le richieste del pm Salvi relativamente alle misure cautelari.

Il vice comandante Tito Fabbiani (56 anni) viene arrestato e messo ai domiciliari. È accusato di peculato per aver usato privatamente una pattuglia (un’auto Mazda CX3) comprata con l’avallo della comandante Cristina Caggiati, di aver mobbizzato i colleghi e aver usato il comando dei vigili per scopi privati (era soprannominato ironicamente “casa Fabbiani”) assieme alla compagna ed agente di polizia municipale Annalisa Pallai di 46 anni (quest’ultima è sospesa dal lavoro per 6 mesi).



Tra i comportamenti illeciti attribuiti al vice comandante, la concussione per induzione, reato affine alla concussione, che si attua quando «il pubblico ufficiale, abusando della sua qualità, induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o a un terzo, denaro o altra utilità è punito con la reclusione da sei anni a dieci anni e sei mesi». Viene punito secondo il codice anche il soggetto passivo indotto. Quest’ultimo, coinvolto nel “do ut des”, è un imprenditore della Val d’Enza che ha concesso in comodato d’uso gratuito alla coppia un’abitazione a San Polo: l’imprenditore pagava pure le bollette.

Dal giudice arriva una misura anche nei confronti della comandante 51enne Caggiati, che viene sospesa per sei mesi, travolta dall’inchiesta sul suo sottoposto, firmataria della compravendita della macchina della municipale assegnata poi a Fabbiani.



Fabbiani e Pallai sono difesi dal legale modenese Giulio Garuti che, nel giorno degli interrogatori di garanzia, ha replicato alle accuse: «I capi d’imputazione sono numerosi e la struttura accusatoria è grave per quanto riguarda i titoli dei reati contestati, ma non si può dire altrettanto dei contenuti dei singoli episodi. Mi sembrano dei peccati veniali, ai quali daremo una spiegazione – aveva concluso l’avvocato – Fabbiani si proclama innocente e in grado di spiegare gli addebiti contestati».—



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