Legalità e impegno: trenta giovani reggiani hanno lavorato nei campi anti ’ndrangheta
Una settimana a Roccella Ionica, grazie alla sinergia parrocchia-Goel: «La Calabria, una terra aspra e tutta da scoprire»
REGGIO EMILIA. Hanno toccato con mano quanto sudore costa il duro lavoro nei campi del sud, con sveglie all’alba simili a quelle delle torme di africani reclutati dai caporali che talvolta, su quelle strade, ci muoiono.
Hanno ascoltato i “dispetti” della ’ndrangheta, che spesso manda in fumo i raccolti. Ma anche conosciuto persone speciali, giocato in spiaggia accanto all’acqua cristallina dello Ionio e assaggiato pietanze tipiche. «Una bellissima esperienza, che ci ha fatto scoprire una Calabria non solo ’ndranghetista: una terra bella e tutta da scoprire».
Così Elisabetta Castellari, una delle sei educatrici dell’Unità Pastorale Beata Vergine della Neve di Reggio, commenta la settimana – dal 29 luglio al 5 agosto – passata da trenta giovani reggiani ospiti della cooperativa Goel Bio, che si batte per contrastare la criminalità organizzata nella Locride.
Per il primo anno, l’Unità Pastorale ha organizzato un campo di lavoro e impegno per studenti delle scuole superiori, dai 16 ai 19 anni, a Roccella Ionica. «La proposta, nata con il contatto con Goel e preparata durante l’anno con un percorso sulla legalità, è stata fatta dalla terza alla quinta superiore – spiega Elisabetta – I giovani del gruppo interparrocchiale hanno aderito quasi tutti, equamente divisi tra maschi e femmine».
Ospitati all’interno dell’oratorio di Roccella Ionica (vicino a Siderno e Locri), dove si autopreparavano pranzo e cena, la giornata degli studenti è stata scandita da ritmi precisi.
«Al mattino presto il lavoro nei campi, presso le aziende o gli agriturismi del consorzio Goel Bio». I reggiani hanno svolto le mansioni più umili: la raccolta negli agrumeti (bergamotto, arance e limoni), zappare per dare il verde rame, la cernita dei pomodori e il taglio per la passata, la pulizia nelle stalle o lavori di manutenzione come estirpare le erbacce e aggiustare palizzate.
«Nonostante qualche giovane sia figlio di agricoltori, non è stata una passeggiata: è un terreno difficile da coltivare perché brullo, per di più sotto il sole cocente».
Il pomeriggio invece è stato dedicato agli incontri, come ad esempio con Vincenzo Binarello, presidente di Goel, e con suor Carolina Iavazzo, in passato a Palermo con don Pino Puglisi, parroco antimafia ucciso nel 1993. Non sono mancate figure sorprendenti.
«Abbiamo visitato una comunità evangelica protestante, gestita da un pastore svizzero e sua moglie, che ha in affido bimbi problematici. O l’architetto Enzo Niutta, che ha scelto di coltivare da solo il terreno ereditato dal padre: ci portava a merenda le melanzane ripiene».
Persone speciali, che portano avanti un discorso di legalità nonostante le contrarietà e nonostante la presenza della ’ndrangheta si faccia sentire.
«Il raccolto delle cipolle di Tropea è andato perso perché qualcuno, di notte, ha sversato del diserbante e si è dovuto buttare i prodotti, non più bio. Tempo fa un agriturismo appena aperto è stato distrutto dal fuoco, si presume doloso. Così si mettono i bastoni tra le ruote a persone speciali, che lottano per la giustizia nella loro quotidianità».
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