Aumentano prezzi e costo della vita Reggio è terza tra le città più care
Lo certifica l’Istat: solo Bolzano e Ravenna ci battono Servono 617 euro in più per acquistare lo stesso paniere
REGGIO EMILIA
Il superamento della crisi economica ha un risvolto negativo. La “ripresina” si manifesta nel territorio reggiano con maggiore vigore rispetto alla media nazionale, ma proprio qui si associa a un aumento record dei prezzi e del costo della vita per la ferrea legge della domanda e dell’offerta, che fa aumentare i prezzi quando crescono i guadagni e, quindi, la propensione al consumo.
Lo certifica l’Istat collocando Reggio Emilia al terzo posto nella poco invidiabile classifica delle città più care d’Italia. Infatti una famiglia reggiana formata da una coppia con due figli, per acquistare lo stesso paniere di merci, ha dovuto spendere in luglio 617 euro in più rispetto ad aprile. Hanno subito un rincaro maggiore, rispettivamente 698 e 645 euro, soltanto le famiglie tipo di Bolzano e Ravenna.
Questi dati sono evidenziati dall’Unione nazionale consumatori nel quadro di una generale impennata dei prezzi, che nell’arco di un solo trimestre hanno fatto triplicare l’inflazione in Italia dal +0,5% al +1,5%. «Preoccupa in particolare – sottolinea il presidente Massimiliano Dona – la risalita del carrello della spesa, che incide su chi è più in difficoltà. Per una coppia con due figli ciò significa avere una maggiore spesa annua complessiva di 533 euro; 386 se ne vanno per i beni ad alta frequenza di acquisto e 196 per il solo carrello della spesa, ossia per gli acquisti quotidiani. Per la famiglia media, la stangata è di 422 euro su base annua, 286 per i prodotti acquistati più frequentemente, 146 per le compere di tutti i giorni».
Il rincaro è ancora più salato a Reggio, che surclassa le altre città dell’Emilia-Romagna. Infatti la nostra regione, con un rincaro medio di 435 euro, è al terzo posto dopo il Trentino-Alto Adige, che ha accusato un aumento di 538 euro, e la Lombardia (più 485). Ciò significa che i reggiani hanno dovuto spendere per gli stessi beni 182 euro in più della media dell’Emilia-Romagna. Peraltro l’incremento della spesa in termini assoluti non coincide perfettamente con l’inflazione. Sotto questo profilo Reggio è addirittura al secondo posto. Con il suo aumento dei prezzi pari al 2,2% è superata solo da Ravenna (+2,3%), mentre Bolzano è terza con il più 2,1%. La classifica regionale è confermata.
Il Trentino-Alto Adige, in testa con un +1,9%, supera la Lombardia (+1,7%) e l’Emilia-Romagna (+1,6%). L’analisi dettagliata delle voci di spesa non depone a favore della consapevolezza dei consumatori. A livello nazionale, infatti, la seconda maggiore inflazione (+3,8%) la fa registrare il comparto delle bevande alcoliche e dei tabacchi, per cui la coppia con due figli ha speso 25,68 euro in più. La superano soltanto i trasporti con +4% e un’aggiunta di ben 212,04 euro.
Agli antipodi si colloca l’istruzione, così poco apprezzata che la famiglia tipo ha speso per essa 76,91 euro in meno, corrispondenti a una deflazione del 16,1%. Negativo anche il trend delle comunicazioni (meno 2,2%).
La vitale spesa per i generi alimentari è cresciuta invece di 177 euro (più 2,4%). Altrettanto essenziale quella per l’abitazione, che aumenta di 106,10 euro (+2,6%).
I servizi di ristorazione, meno fondamentali, conoscono un incremento meno marcato (+1,2%), a cui corrisponde una spesa aggiuntiva di 28,48 euro. Risultano pressochè invariati gli altri esborsi. —
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