Il Dna svelò il giallo dello scheletro emerso senza testa
Dieci anni fa il test del Dna aveva permesso di svelare il mistero di uno scheletro senza testa che era affiorato dal Po. Della macabra vicenda si era occupato l’Ufficio del commissario straordinario...
Dieci anni fa il test del Dna aveva permesso di svelare il mistero di uno scheletro senza testa che era affiorato dal Po. Della macabra vicenda si era occupato l’Ufficio del commissario straordinario del governo per le persone scomparse, che aveva preso prima contatto con il pm Isabella Chiesi (titolare dell’inchiesta) per poi accelerare il lavoro dei carabinieri del Ris di Parma una volta che si erano fatti avanti i familiari di un operaio marocchino inghiottito dalle acque del Grande Fiume il 15 luglio 2007 in località “Croce del Froldo”, vicino alle idrovore di Boretto. E in effetti il Dna estratto dai reperti biologici dello scheletro recuperato nel fiume era risultato compatibile con il profilo genetico dei familiari del giovane disperso. L’indagine aveva, quindi, rivelato che quelli erano i poveri resti dell’operaio marocchino 19enne Abdellatif Ben Taleb – che risiedeva a Brescello – annegato in una domenica di luglio dopo un tuffo nel Po per rinfrescarsi dalla calura. Aveva pagato a caro prezzo il non saper nuotare, oltretutto in acque così insidiose.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google