Reggio Emilia, c’è un’altra via Turri: è quella amata e cantata in un brano di “Sorriso”
Il 24enne Ayoub Barrani irrompe su YouTube con un video sulla sua storia: «Mio padre non voleva che abitassimo qui: temeva diventassi uno spacciatore»
REGGIO EMILIA. La ballata di via Turri. La lunga strada che dalla stazione porta verso le Reggiane e Santa Croce è ormai diventata, nell’immaginario reggiano, l’equivalente di un luogo degradato e pericoloso. Per qualcuno, che non vi ha mai abitato e anzi vi è stato allontanato dai genitori, è invece una seconda casa.
Ed il soggetto del proprio debutto come musicista. Pochi giorni fa è uscita “Via Turri”, prima canzone pubblicata dal rapper Sorriso, nome d’arte del 24enne Ayoub Barrani, guastallese di origini marocchine da tre anni residente a Fabbrico. Il brano è uscito come video su Youtube, ottenendo quasi tremila visualizzazioni in pochissimo tempo.
Via Turri è il centro di tutto il lavoro, del testo in cui si parla di questa zona e del videoclip, ambientato fra i portici, i condomini e i campetti da basket e da calcio vicini alla stazione. Per Sorriso è un ritorno alla casa mai avuta.
«Io sono arrivato in Italia nel 2000, mio padre viveva in via Turri ma ha deciso di spostare la nostra famiglia in una zona più tranquilla, a Guastalla, perché diceva che via Turri fosse un brutto quartiere», racconta.
«Io invece qui ci sono voluto tornare, quando sono diventato più grande, e ho conosciuto tanti ragazzi che vivono qui. Ora questa è la mia seconda casa, ci vengo nel tempo libero, e ho trovato tanti amici, magari ragazzi che avrei dovuto conoscere già da piccolo, se fossimo rimasti a vivere qui».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-reggio:reggio:cronaca:1.17151215:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.gazzettadireggio.it/image/contentid/policy:1.17151215:1649791777/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Amici e consiglieri: «Senza di loro io ero vicino a mollare, ad abbandonare la musica, e invece loro mi hanno spinto ad andare avanti, mi hanno aiutato e ora sono qui, molto contento delle visualizzazioni fatte. Mi hanno sempre affiancato, erano il mio primo pubblico a cui facevo ascoltare le bozze, mi motivavano».
Quello che colpisce, per un reggiano, è l’ambientazione, visto che oggi via Turri è per molti la metafora del degrado. «Era una cosa che mi rimaneva dentro dall’infanzia, mio padre mi diceva che mi aveva portato via, altrimenti anche io sarei diventato uno spacciatore. E invece ci sono tanti bravi ragazzi, si dice che non è un bel quartiere, ma ci sono posti decisamente peggiori. È un quartiere con tanti pro e contro, certo, ma non è il Bronx», riflette Ayoub. «Non tutto è perfetto, ma come dalle altre parti, e io lo racconto».
Nel video ci sono scene molto diverse, da sorrisi in compagnia ai furti: «Certo, anche lì c’è chi ruba e non tutto è perfetto. Ci sono i ladri e io non lo nascondo, ma non è certo l’unico luogo».
È un rifugio, per molti versi, lontano dai vecchi veti paterni. «Ho tanti amici ed è una seconda casa, so che lì posso sempre contare su qualcuno per dormire e mangiare qualcosa. Ci si adatta e per me c’è sempre posto».
Nel video e nel testo si gioca, con ironia, sui vari aspetti e sulle varie suggestioni. In tante scene Ayoub canta vestito come un ragazzo della sua età, in altre è su un tetto, da cui si vede tutta la zona delle Reggiane, con abiti scuri e un gilet militare.
«Ho cercato di far capire alla gente che quella zona non è come sembra, a Reggio si dice che in via Turri tutto è brutto, ma questo è un modo di guardare le cose solo da lontano. Nel video su questo ci gioco, ho il vestito militare perché cerco di fare la guerra contro tutto un quartiere».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
