Gazzetta di Reggio

Reggio

I reggiani nella “zona rossa” 

«Lì sotto ci sono ancora macchine e dispersi scaveremo tra le macerie fino all’ultimo sasso»

Enrico Lorenzo Tidona
«Lì sotto ci sono ancora macchine e dispersi scaveremo tra le macerie fino all’ultimo sasso»

IL SOCCORRITORECol cuore in gola e l’occhio vigile hanno cercato per tre giorni segni di vita tra le macerie del ponte Morandi. Una giungla insidiosa e malsicura, fatta di cemento, sassi e tondini di...

3 MINUTI DI LETTURA





IL SOCCORRITORE





Col cuore in gola e l’occhio vigile hanno cercato per tre giorni segni di vita tra le macerie del ponte Morandi. Una giungla insidiosa e malsicura, fatta di cemento, sassi e tondini di ferro, dentro la quale sono morte decine di persone, travolte dalla tragedia ingegneristica che ha spezzato vite e diviso in due la città di Genova. Una zona rossa che dal nome ricorda quella dei terremoti dell’Emilia e del centro Italia, che Alberto Gazza aveva sondato con il suo cane Cartier alla ricerca di sopravvissuti.

Una ricerca palmo a palmo che i due vigili del fuoco reggiani hanno concluso ieri anche a Genova insieme ad altre 40 unità cinofile giunte da tutta Italia, ma senza aver purtroppo ancora fiutato nulla, pronti però a ripartire dopo il turno di riposo. «Lì sotto ci sono ancora macchine e dispersi. Non ci fermeremo finché non avremmo sollevato anche l’ultimo sasso» ci racconta Gazza mentre rientra a Reggio con il suo fido Cartier.



«È uno scenario nuovo per noi - racconta il vigile del fuoco - un’esperienza che ci ha messo alla prova e della quale avremmo fatto volentieri a meno viste le tragiche conseguenze. Mentre nei terremoti abbiamo avuto a che fare con case e capannoni crollati, qui si tratta di pilastri, tanto ferro e blocchi pericolanti. Dobbiamo controllare che i cani si infilino in cunicoli non pericolosi, dove poi ci inseriamo anche noi per valutare da vicino i loro segnali». Il pericolo incombe ad ogni passo tra i mastodontici blocchi di cemento armato frantumatisi al suolo dopo una caduta di decine di metri.

La chiamata per Gazza è giunta poco dopo il crollo. Con Cartier sono partiti subito, alle 13.30 con Drago, l’elicottero dei vigili del fuoco. L’arrivo dopo un’ora nella zona rossa. Scesi dall’elicottero hanno cominciato a sondare il terreno. «Siamo partiti dal greto del fiume: uno scenario incredibile. Ma lì non abbiamo avuto riscontro positivo, non sembrava esserci nessuno. Poi ci siamo spostati dove c’era un sacco di materiale, difficile andare in profondità: per lavorare abbiamo avuto bisogno dell’intervento degli escavatori e ci siamo spostati sui cestelli».



Assieme a Gazza, dislocato in un’altra area di ricerca, c’è anche Cristian Ligabue, vigile del fuoco volontario chiamato a Genova con il suo cane Maya. «C’era troppa polvere, abbiamo alternato i cani ogni 20 minuti - dice Gazza - Eravamo in difficoltà tra travi e pilastri. Per bonificare la zona bisognava usare le gru. Abbiamo fatto turni di 6 ore, poi ci si riposava al comando di Genova».

Il pensiero resta a quelle persone che sono ancora intrappolate. «Dei colleghi hanno trovato un cane vivo un’auto mentre gli occupanti erano morti - dice Gazza - più passa il tempo e più si affievoliscono le speranze di trovare persone in vita. Ora siamo tornati a Reggio sostituiti da altri colleghi. Restiamo in stand-by in attesa di ripartire». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google