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Reggio Emilia, secondo il pm il testamento del critico d’arte Agazzani è fasullo: Lusetti a processo

Tiziano Soresina
Reggio Emilia, secondo il pm il testamento del critico d’arte Agazzani è fasullo: Lusetti a processo

L’ex leghista guastallese è accusato di falso e truffa. Il difensore: «La perizia calligrafica non è contro di lui»  

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REGGIO EMILIA.Sarà un processo ad entrare nelle pieghe del discusso testamento del noto critico d’arte Alberto Agazzani, trovato morto il 16 novembre 2015 dove abitava, cioè in un appartamento di via Farini.

Un caso delicato perché tira in ballo un’altra persona piuttosto conosciuta nel Reggiano, cioè l’ex leghista guastallese Marco Lusetti, amico di vecchia data di Agazzani.

Nell’atto testamentario – al centro dell’inchiesta ora giunta al termine – Lusetti viene indicato erede universale dall’esperto d’arte. Si tratta di un testamento olografo (cioè per la legge scritto di pugno dal testatore) che per il pm Maria Rita Pantani – titolare delle indagini – non è stato invece redatto da Agazzani, da qui la decisione di portare a processo Lusetti (per citazione diretta, la prima udienza è prevista per il prossimo autunno) accusandolo di falsità in testamento olografo e truffa.

Alla luce dell’esito della perizia calligrafica, il magistrato ritiene fasullo lo scritto e un raggiro l’aver portato il testamento al notaio Giorgia Manzini che ha poi pubblicato l’atto. Una truffa nei confronti del pubblico ufficiale e dei legittimi eredi (la sorella Daniela Agazzani che aveva poi presentato una querela su quest’atto di successione).

Una presa di posizione del pm Pantani che due anni fa ha portato al sequestro preventivo di una lunga serie di beni appartenuti al defunto: quadri, volumi d’arte, capi d’abbigliamento. «L’esito della perizia calligrafica è tutt’altro che schiacciante nei confronti di Lusetti» si limita a commentare l’avvocato Erica Romani che, in fase di indagini, ha depositato una memoria difensiva e attende ora il processo per ulteriori mosse.

Quando il caso era esploso Lusetti si era fatto più che sentire pubblicamente, entrando anche nel merito dei due testamenti emersi, il primo a favore di Carlo Malavolti e il successivo indicante come unico erede l’ex politico ora consulente: «Dopo il ritrovamento del secondo testamento è stata fatta una riunione invitando tutti gli amici di Alberto, per la presa visione di quanto ritrovato, quindi nessun caso e nessun segreto, tutto alla luce del sole, perché non esisteva e non esiste alcunché da nascondere».

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