Parla reggiano il sito di viaggi Rolling Pandas: «Mete sicure, in Italia e soprattutto all’estero»
Andrea Spaggiari è l’ideatore della startup nata un anno fa e che sta ottenendo grande successo tra chi ama viaggiare
REGGIO EMILIA. Viaggi di ogni tipo e per ogni gusto sfruttando internet. Parla reggiano Rolling Pandas, una delle primissime realtà italiana di “market place” per il settore viaggi. L’azienda, una startup pensata per lanciare un modello, è stata ideata l’anno scorso da Andrea Spaggiari, nato e cresciuto a Reggio Emilia, ora milanese d’adozione per questioni professionali. Il fondatore del portale web Rolling Panda è reggiano anche se ora l’organico si è già allargato a sei persone. Al centro, l’amore per i viaggi, spesso vissuti in prima persona.
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Come è arrivato a Rolling Pandas?
«Avevo avuto esperienze in altre startup cresciute bene, e mi sono detto: “Se non lo faccio ora non lo faccio più”».
Fare cosa?
«Sono partito. Ho preso lo zaino e ho fatto un biglietto di sola andata per il Nepal».
Mollando tutto?
«Sì. Ho fatto un bellissimo viaggio fra Nepal e India, tutto via terra, da gennaio a marzo. Il tipico viaggio per trovare se stessi».
Funziona?
«Ti diverti molto, scopri culture lontanissime ma realizzi che non troverai mai “te stesso”».
Quindi?
«Sono tornato a casa e mi sono unito a un’altra startup, WashOut, che propone autolavaggi a domicilio».
Non proprio materia da viaggio, no?
«In realtà stavo pensando a come riuscire a concretizzare la mia passione. A dicembre, mentre cercavo casa sul sito Immobiliare.it, ho pensato che quello immobiliare potesse essere un modello intelligente, ho mollato tutto e sono partito con la mia idea».
Come funziona Rolling Pandas?
«Siamo un cosiddetto “market place” di viaggi, non diventiamo delle alternative alle agenzie di viaggio come invece sono Booking o Trivago».
Cosa fate, allora?
«Noi andiamo a prendere operatori professionali, seri, affidabili».
Di solito costano molto, no?
«Non è vero, oggi non sono costosi come sembrano e soprattutto oggi il viaggiatore fai da te non spende molto di meno, è cambiato il modo di viaggiare».
Nel concreto, come si sviluppa?
«I partner si registrano gratuitamente sul nostro sito e mettono le loro offerte in piattaforma».
Con che vantaggio?
«Loro possono digitalizzare le loro offerte, farle diventare accessibili, noi facciamo la scrematura e garantiamo che si tratti di offerte affidabili da ogni punto di vista, come quello assicurativo, in cui lavoriamo con una realtà grande come Iag».
Ci guadagnano tutti?
«Sulla piattaforma ci sono solo proposte professionali e verificate, noi abbiamo un potere contrattuale per trattare con l’operatore e l’utente, quindi non deve pagare lui tutto il margine. Sulla nostra piattaforma non si troverà mai un viaggio a un prezzo più alto di quello proposto direttamente dell’operatore».
Avete un nome curioso.
«L’ho deciso in India, in un ostello a Varanasi. Un viaggiatore che avevo conosciuto mi ha fatto vedere un video di un panda che rotola giù da collina».
E?
«E ho deciso che me lo sarei portato con me, vorrei che il progetto avesse lo spirito bello, avventuroso e divertente che avevo io in quell’ostello a Varanasi».
Quali sono le mete più richieste?
«Tanto estero, fuori dall’Europa, anche se quest’anno sono stati molto richiesti i villaggi in Italia e abbiamo creato una categoria apposta».
Come mai tanto estero “lontano”?
«Viaggiare da soli all’estero è complesso, noi lavoriamo con operatori locali e italiani, con noi si può trovare la cosa particolare, da avventura, ma anche una famiglia può avere soluzioni sicure, adatte alle esigenze».
Perché state funzionando?
«Perché prendiamo un’offerta ancora non digitalizzata e la mettiamo online, in un settore in cui si è rimasti indietro al riguardo».
Sgravate un peso agli operatori?
«Sì, chi fa i viaggi deve pensare a quello, noi fondamentalmente gestiamo un sito con cui promuovere al meglio le loro proposte».
Non è poco, però, gestire il sito.
«Anzi, una volta partiti si è solo all’inizio. Oggi si cambia molto rapidamente e Amazon ha creato livelli qualitativi estremi: puoi restituire i prodotti entro due settimane se non ti piacciono. Bisogna sempre stare al passo». —
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