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Il segretario provinciale Andrea Costa: «Reggio è l’esempio da seguire. Il Pd riparta da dialogo e confronto»

Giuseppe Galli
Il segretario provinciale Andrea Costa: «Reggio è l’esempio da seguire. Il Pd riparta da dialogo e confronto»

Il segretario provinciale Andrea Costa apre la stagione politica e presenta la prima edizione di FestaReggio alle Fiere 

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REGGIO EMILIA. Alle Fiere dopo oltre 30 anni al Campovolo, martedì 21 agosto inizia l’edizione 2018 di FestaReggio che per 21 sere catalizzerà l’attenzione di decine di migliaia di cittadini.

Partiamo dallo slogan che avete scelto “Sentire popolare”: segretario provinciale Andrea Costa, lo avete pensato dopo la batosta alle elezioni del 4 marzo?

«Intanto fatemi dire dell’emozione di queste ore, ti si chiude lo stomaco quando mancano poche ore all’avvio della festa, ti commuovi vedendo i sorrisi delle persone che tutte sudate stanno curando l’allestimento: ho più volte detto, e lo ripeto, che c’è una comunità migliore di come a volte viene rappresentata. Lo slogan che abbiamo scelto serve a raccontare anche questo: al bisogno della politica di essere umile, che non vuol dire sottomessa, non autorevole, timorosa nel decidere. Tutt’altro. Ma la differenza la fa il “come” si decide, il “come” si è autorevoli. Puoi anche avere le idee più giuste, ma se non crei consapevolezza attorno a quelle idee, se non crei un grande coinvolgimento popolare attorno a quelle idee, non riuscirai a farle vivere».

Tanti nomi di spicco sul palco, tanti confronti, e anche diversi protagonisti del mondo della cultura. Anche qui: scelte frutto della necessità di uscire dall’autoreferenzialità?

«Non ci è mai appartenuta a Reggio. E questo ci viene riconosciuto dai volontari, dalle tante persone che frequentano la festa. A Reggio avevamo le Ong presenti insieme all’ex ministro degli Interni Marco Minniti proprio mentre il dibattito sulle regole dei salvataggi in mare infuriava. A FestaReggio abbiamo avuto il confronto tra il Sì e il No sul referendum costituzionale: e poi la nostra è stata una delle poche federazioni in cui ha prevalso il sì, sarà un caso? Proseguiamo con questo modo di fare: il Pd attore di relazioni non solo politiche ma anche sociali. Il Pd che “apparecchia” un luogo nel quale opinioni, sensibilità differenti, possono dialogare. Confrontarsi è la parola che incontrerete più spesso scorrendo il programma».

A proposito di confronto: il Pd ha detto un “no” perentorio al dialogo con i 5 stelle dopo il 4 marzo e voi avere incassato un “no” senza grazie dal vicepremier Luigi Di Maio a venire a FestaReggio.

«Un doppio errore. Però mi spiego. Sono stato uno dei primi, la notte tra il 4 e il 5 marzo, a dire che il Pd non poteva andare al governo con i grillini. E rivendico quella posizione. Ma tra il dire non vado al governo, non presto figure di spicco per fare i ministri, e il dire non mi confronto nemmeno c’è una bella differenza. Davvero il Pd non poteva far parte di alcun governo, per rispetto degli italiani, per le differenze di vedute con i 5 stelle e perché questi ultimi non ce lo hanno nemmeno chiesto. Però il Pd, la seconda forza politica del Paese, aveva e ha ancora adesso il dovere di occupare il dibattito sui problemi che affliggono il Paese e proporre soluzioni. Il confronto io lo intendevo così: andiamo con una lista di criticità e con l’elenco delle nostre proposte, vediamo cosa dicono i grillini che a me spaventano per impreparazione, incultura delle Istituzioni, improvvisazione».

E Di Maio che non viene?

«Ha perso un’occasione. Io faccio il sindaco da quasi 9 nove anni e mai, dico mai, mi sono sottratto a una richiesta di confronto. Faccio il segretario del Pd da 5 e non c’è invito che abbia declinato. Perché penso di avere buone idee come esponente del Pd e come sindaco, voglio parlarne davanti alla gente, e ascoltare quelle degli altri. Se le mie idee sono migliori, chi si è confrontato andrà a casa con qualcosa in più. Se sono migliori quelle degli altri, anche io uscirò arricchito. E comunque avremo fatto un servizio a chi viene a seguire il confronto».

Ha letto l’editoriale del nostro direttore? L’elogio della “politica del rinculo”. Cosa ne pensa?

«Che ha ragione. L’ho detto settimane fa: Salvini e Di Maio moriranno di propaganda. E poi pagheremo tutti dazio. Dico tutti perché non è che siccome sono del Pd vivo in una torre d’avorio: ho uno stipendio di 1700 euro al mese, due figlie da mandare a scuola, il bollo dell’auto come tutti. Questo governo, però, è pericoloso per un altro aspetto».

Quale?

«Non tanto per gli atti amministrativi che non sta facendo: siamo al governo e al parlamento meno produttivi della storia repubblicana perché Di Maio e Salvini passano la giornata a fare selfie e post anziché organizzare i lavori. Ma è pericoloso per l’idea di Paese che propugna: nessuna idea di comunità, un tutti contro tutti che è l’esatto contrario di quello che ci ha permesso, soprattutto dalle nostre parti, di crescere e diffondere benessere. Se scompare l’idea che è solo insieme che si possono compiere le grandi conquiste, quelle che valgono per me oggi e per i miei figli domani, allora la società è destinata a fallire nel giro di poco».

A FestaReggio parlerete di questo, come di sanità, sicurezza, immigrazione, lavoro, infrastrutture. E dei prossimi appuntamenti elettorali? Nel 2019 si vota in molti Comuni, tra cui Reggio, alle Europee e per la Regione. Paura?

«Paura no, la giusta preoccupazione sì. Perché se tu non fai quello che dicevo prima, ossia coinvolgere le persone, creare una visione del mondo alternativa e condividerla con la gente, allora saper amministrare bene può non bastare. Dobbiamo consumarci ancora di più la suola delle scarpe per stare in mezzo alla gente, dimostrarci aperti, essere quelli che favoriscono il dialogo tra parti della società che altrimenti non si incontrerebbero. E se saremo questo, cosa che fino ad ora siamo riusciti ad essere, ogni preoccupazione evaporerà. Abbiamo ottimi sindaci, bravi assessori, consiglieri attenti, segretari di circolo generosi: non ci manca niente per essere il riferimento delle nostre comunità ora e in futuro come è accaduto in passato».

Intanto ci sono da vivere 21 giorni tutti d’un fiato alle Fiere: sensazioni sulla festa che sta per iniziare?

«Ottime. La novità delle Fiere secondo me sarà positiva. La gente troverà molte novità, una festa più facilmente raggiungibile, parcheggi comodi, zero barriere architettoniche. Spazi commerciali in più. E poi tutta la buona cucina che è da sempre il nostro marchio distintivo. Posso usare l’ultima battuta per una nota di servizio? La festa quest’anno è aperta anche al lunedì, non si interrompe mai. E a tutti dico: se passate sappiate che io sono sempre a disposizione per fare due chiacchiere». —

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