Ora et labora al di là delle mura San Prospero, l’abbazia fantasma
Il grande complesso benedettino era oltre le fortificazioni nord e custodiva la tomba del patrono
storia reggiana
Dopo la pubblicazione della carta del 1844, prosegue la camminata nella città storica (per conoscerla e proteggerla) con Andrea Balletti e la sua Storia di Reggio ai giovani, ripubblicata, ora, da Antiche Porte editrice che ci guida a ritroso nel Tempo.
L’attuale basilica di San Prospero con la bellissima torre al fianco, un tempo si chiamava di castello, per distinguerla da San Prospero extra moenia, fuori mura, importantissimo centro benedettino a ridosso della città. Talmente a ridosso che il truce Feltrino Gonzaga ne fece abbattere nel ’300 le mura e l’alta torre che altrimenti avrebbero minacciato le difese cittadine e tenuto sotto tiro l’ingresso a nord (o Porta del Soccorso) della cittadella. Oggi la sua area è circa compresa fra le vie Cagni, Schwerin, Fogliani e Isonzo, a nord della nostra mappa. Il ricco monastero, con chiesa dedicata inizialmente a Sant’Apollinare, era governato da un abate, aveva amanuensi, contadini, pastori, viticoltori che fornivano vino ai confratelli mantovani di San Benedetto Po.
Ci racconta il Balletti: “Il convento fu una rocca, la torre una vedetta, monaci masnadieri e vassalli altrettanti soldati: le campane suonavano a stormo, i ponti e le fosse si macchiavano di sangue…”.
Così fu oggetto di ripetute aggressioni e scontri nei secoli... poco distante da viale Allegri. “Qui furono seppellite le spoglie del Vescovo Patrono, la cui prima traslazione nella chiesa in città avvenne il 24 novembre. Oggi sua festa”.
LA PRIMA CITTADELLA
Andiamo, sulla Carta, a vedere l’estremità opposta tra Porta Castello e San Pietro; zona oggi via San Martino. Qui sorse la prima “cittadella”. Furono gli Estensi alla fine del ’200 ad assemblarla e unendo a fortificazioni, alte difese e fossati, ma durò poco e nel 1306 era già abbattuta dal furore dei reggiani, mise in fuga i nobili e rinvigorì il Comune. Scrive Balletti che esso nacque “devoto all’Impero e ossequioso al vescovo, però con un alto senso d’indipendenza” che nel 1183 ci porta a firmare, con due rappresentanti, la pace di Costanza. Nella società reggiana, divenuta meno soggiogata al Potere, le più importanti famiglie prima gareggiarono, poi litigarono e poi ferocemente si azzuffarono per primeggiare fino a devolversi ad una signoria venuta da fuori: i Gonzaga appunto, poi i Visconti e infine gli Estensi di Niccolo III, con cui la città si unì nel giugno del 1409. Fu Feltrino Gonzaga, nel 1339, a costruire la “vera” cittadella, dentro le mura, nell’attuale area dei giardini-teatro Valli.
Le mura e i baloardi
Pochi sanno che la Circonvallazione dei viali risorgimentali (Isonzo, Timavo, dei Mille e Piave) non occupa l’area delle mura cinquecentesche, ma la più esterna via coperta. Cos’era? Era il tracciato che scorreva alla base delle fortificazioni e che era tenuta sotto il tiro (coperta) dalle armi. Nel Cinquecento Ercole II, signore di Ferrara, volle fortificare le principali città dello Stato Estense, perché potessero reggere l’attacco della armi da fuoco. A Reggio, vennero irrobustite le obsolete mura duecentesche fortificandole con baluardi e lunette e spostando le porte d’accesso, lateralmente ai primi. Osservando bene le si vede sulla Carta. L’esborso dei fondi fu enorme anche per quel tempo e tutto venne abbattuto nel raggio di 200 pertiche. Era la famosa Legge della Tagliata del 1551. “Mentre Reggio stava ammantellandosi d’alte mura, intorno le rumoreggiavano le guerre del 1551 e 1557 suscitate dall’ambizione de’ papi e dalla rivalità di Francia e Spagna”, ci racconta l’autore.
Il volume
Scritto nel 1933, La Storia del Balletti (ristampa 2017, pagine 352, €16) è d’interesse attualissimo e adatto ad un vasto pubblico, sia di studenti che di studiosi, per conoscere i secoli di casa nostra. Scrive Angelo Spaggiari, attento studioso e già direttore dell’Archivio di Stato di Modena: “Il libro che propone Antiche Porte è la riproduzione anastatica de La Storia di Reggio nell’Emilia narrata ai giovani, del 1933, seguita dalle appendici di Roberto Macellari e Luciana Bonilauri che arricchiscono il volume. Chi scrive è convinto del valore delle copie fedeli le quali, non solo non tolgono nulla agli originali, ma, tante volte li preservano dal degrado e ne diffondono la conoscenza, compiendo un’autonoma operazione culturale; oltre a mostrarci un’epoca ed un grande Autore”; info@anticheporte.it. —
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