«Al Pd serve un cambio di passo e anche a Reggio rischia grosso»
Prospettive del centrosinistra viste dai rappresentanti di imprenditori, commercianti, artigiani, politica e sindacati
REGGIO EMILIA
Sono in molti quelli che a Reggio si stanno guardando intorno. E si assiste tra imprenditori e professionisti a qualche cauto riposizionamento. Per ora sottotraccia e comunque lontano dal Pd. Viste da destra e da sinistra e dal mondo imprenditoriale reggiano, le amministrative del 2019 potrebbero diventare il punto di rottura di un predominio della Sinistra che dura da oltre 70 anni.
Il sindaco Luca Vecchi e il segretario provinciale del Pd Andrea Costa, e quest’ultimo in particolare, sostengono di essere preoccupati, ma di non temere l’appuntamento del 2019. Per molti degli intervistati, però, questa volta la “reggianità” e la tenuta del modello emiliano, potrebbero non bastare a garantire il Pd.
Dal presidente di Unindustria, Fabio Storchi, parte un invito al Pd a rinnovarsi. «In previsione delle elezioni – afferma – auspico che il Pd reggiano possa continuare un indispensabile percorso di rinnovamento, in grado di coinvolgere sempre più i cittadini, la società civile e in particolare i giovani. L’obiettivo di tale impegno deve essere la formalizzazione e la realizzazione di un piano strategico condiviso fondato sull’innovazione, sulla formazione e sul nuovo ruolo della Città nella dimensione Mediopadana. La nostra comunità si fonda su solide basi, generate dal costruttivo confronto tra le parti sociali che hanno operato per la crescita dell’economia, della società e delle persone. Un approccio che mi è caro, da me definito “Fare Insieme”, al quale ho ispirato tutta la mia esperienza».
Donatella Prampolini, vice presidente nazionale di Confcommercio, è tra coloro che qualche dubbio, con la consueta franchezza, non lo nasconde: «Il Pd – sostiene – è in grande difficoltà e non basterà la reggianità a salvarlo. Potrei dire la stessa cosa anche del centrodestra. Tira un’aria populista che avvantaggia Lega e M5s. Mi spaventa il populismo e mi preoccupa l’assoluta mancanza in alcuni partiti della necessità di confrontarsi. Mi auguro che tutte le forze non populiste trovino la forza di creare una proposta credibile, che sappia uscire dagli schemi di destra e sinistra e che mettano in campo facce nuove. Ma non necessariamente figure non preparate come se ne vedono nelle file gialloverdi. Il problema si pone soprattutto a livello locale e anche nel Pd occorre un forte ricambio. Non vorrei essere nei loro panni».
Secondo il direttore generale della Cna di Reggio, Azio Sezzi, «non c’è nulla di scontato anche a Reggio. C’è da capire se le elezioni amministrative manterranno la loro natura locale o se le derive nazionali influenzeranno anche le scelte locali. Da questo punto di visto sono elezioni che si prestano a molte incognite per i partiti tradizionali, dopo di che è evidente che il modello Reggio regge ancora. Gli indicatori economici sono positivi anche rispetto alla media nazionale e in questo risultato c’è anche il lavoro delle amministrazioni locali».
A guardar il Pd da sinistra è Mauro Vicini, esponente provinciale di Liberi e Uguali, che sostiene la necessità anche a Reggio di un «cambio di passo. Se guardo al programma di Festareggio, il Pd arriverà all’appuntamento in maniera contraddittoria. Serve uno sforzo ed essere meno continuisti nel difendere quello che è stato fatto e mettere in discussione le scelte compiute e gli effetti che hanno avuto sui cittadini, che hanno il diritto a sentirsi soddisfatti e rappresentati dai propri amministratori. Il Pd deve avere coraggio e aprire una riflessione senza voler difendere tutto e a tutti i costi».
A guardare il Pd da destra Pietro Negroni, da sempre collocato in quell’area politica anche se, dice, «dopo Alleanza Nazionale non ho più avuto tessere. Il Pd reggiano è arroccato, anzi trincerato. Le cose stanno cambiando in maniera rapida, ma ci sono segnali inequivocabili. Avverto un forte scontento tra chi ha votato Pd e un’Amministrazione chiusa al confronto: sembra terrorizzata. Basta vedere cosa è avvenuto coi progetti di rifacimento delle piazze. Credo che loro stessi siano convinti che stavolta il Pd a Reggio non passerà».
«Fare sindacato, per noi, ha come interlocutore naturale la politica, oltre che il mondo del lavoro e delle pensioni – rimarca William Ballotta, segretario della Cisl Emilia Centrale – Con il Pd, se guardiamo al passato, i rapporti non sono certo stati sempre facili. Per il futuro del Pd occorrerà provare a recuperare a partire dall’attenzione ai territori, dalla capacità di dialogo con i corpi intermedi e la possibilità di creare proposte concrete ai giovani che chiedono risposte, oltre al populismo. Su Reggio non ci siamo ancora stancati, in tal senso, a chiedere ai vertici del Pd un patto territoriale per il lavoro. Al centro mettiamo, per il Pd come per gli altri, i valori fondanti del fare politica che, per noi, sono i temi del lavoro, della giustizia sociale, della tolleranza, dell’accoglienza e del rispetto della persona». —
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