Gazzetta di Reggio

Reggio

IN VIALE UMBERTO I 

Scopre una ladra in camera e la arresta

Giuseppe Galli
Scopre una ladra in camera e la arresta

La proprietaria 71enne, con l’aiuto di una negoziante, blocca una nomade di 60 anni e la consegna alla polizia

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REGGIO EMILIA. Ha sentito strani rumori provenire dalla camera da letto della figlia e, sapendo di essere sola in casa in quel momento, si è subito insospettita ed è andata a vedere. È così che una casalinga di 71 anni, di origini albanesi ma da tempo residente a Reggio, anche se ancora non parla italiano, ieri mattina intorno alle 10 ha scoperto una ladra che stava frugando nei cassetti del comò, in cerca di oggetti di valore da rubare, e l’ha arrestata.

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Indossava una mascherina contro lo smog, per non essere riconosciuta, ed era la stessa persona che pochi minuti prima, affacciandosi un attimo al balcone, la proprietaria di casa aveva visto passeggiare avanti indietro, con fare sospetto, davanti al portone di ingresso della casa al numero 26 di viale Umberto I.

Senza perdersi d’animo, forse galvanizzata dal fatto che la donna che aveva davanti ha 60 anni ed è di corporatura esile, la 71enne Ahmeti Sulliane non ci ha pensato un attimo: ha afferrato per un braccio la ladra, l’ha portata sul balcone di casa che si affaccia su viale Umberto I e ha cominciato a gridare «aiuto», cercando di attirare l’attenzione dei passanti.

È stata la titolare di un vicino negozio, Valentina Mancuso – peraltro amica della figlia della derubata, che da qualche giorno si trova in vacanza – la prima ad accorgersi di quanto stava succedendo e a intervenire in soccorso della donna: «La signora non parla italiano – racconta la commerciante – ma “aiuto” l’ha detto in modo chiaro. Temevo che qualcuno stesse male, che la donna che aveva accanto sul balcone fosse una parente. Quando sono entrata in casa, però, sempre tenendo per un braccio la ladra, mi ha portato in camera da letto e lì, a gesti, mi ha fatto capire che quella donna era entrata per rubare. Così anche io ho trattenuto la nomade, ho telefonato al 113 e i poliziotti, in due minuti, sono arrivati e l’hanno presa in consegna».

Di fronte ai poliziotti, la ladra ha cercato di giustificarsi, dicendo di essere entrata dalla porta aperta per vendere centrini ma non è stata in grado, perché non l’aveva con sè, di mostrare la “merce” agli agenti. La porta di casa, al contrario, si presentava forzata, con il chiavistello inclinato e i cardini fuori asse, segni di una recente effrazione. La ladra, la 60enne T.B., sinti italiana nata a Correggio, è stata così accompagnata in questura: era in possesso di una lima, di una chiave passepartout e della mascherina medica. È finita in carcere, ex articolo 383 del codice penale, ovvero arrestata da privati.

«Mia madre ha avuto molta paura e mi ha chiamato subito. Sono tornato a casa dal lavoro e stava ancora tremando. È andata bene che nessuno si è fatto male». —


 

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