È morto a 56 anni il “Bagio” Era il fonico simbolo di Pieve
Gianmarco Bertazzoni da due anni lottava contro la malattia con coraggio Il ricordo degli amici: «Un uomo che aveva come famiglia tutta la comunità»
Guastalla
Solo all’anagrafe era conosciuto come Gianmarco Bertazzoni. Per tutti era il Bagio. «Un uomo che aveva come famiglia l’intera comunità» commentava ieri un amico. Da sempre attivo a Guastalla, e in particolare a Pieve dove ha risieduto fin dalla nascita, è morto a 56 anni nel reparto Hospice dell’ospedale di Guastalla.
Da due anni era iniziato il suo personale duello contro la malattia. A maggio di quest’anno era stato nuovamente operato. Una lunga lotta che purtroppo è finita lunedì.
IL RICORDO
Una folla di parenti, amici e conoscenti già ieri si è recata in visita nelle camere ardenti dell’ospedale di Guastalla, dove il Bagio li ha accolti avvolto nella bandiera della Juventus, squadra che ha rappresentato la sua passione calcistica. Ma l’immensa passione della sua vita, per la quale era diventato una vera e propria istituzione nel Guastallese, è sempre stata la musica: grazie al suo service audio-luci migliaia di concerti, spettacoli e musical, negli ultimi quattro decenni, hanno potuto prendere vita ed essere gustati dai pubblici presenti. Con lui dietro alla postazione del mixer o sul palcoscenico a montare tutto ciò che serviva a un impianto, ogni interprete musicale o teatrale si sentiva al sicuro.
«Oggi il nostro pensiero va a lui. Non è stato solo uno dei primi fonici con cui abbiamo collaborato ma anche un grande amico» scrivono sulla propria pagina gli “Spingi Gonzales”, band guastallese, che fa da eco alla commossa gratitudine che tutti i musicisti della zona desiderano esprimere a Gianmarco Bertazzoni.
LA PASSIONE PER LA MUSICA
Oltre alla musica, il suo impegno si è profuso anche nel lavoro nelle aziende icona dell’imprenditoria guastallese: “Alfieri Legnami” prima e “Padana Tubi” poi. Nonché nel volontariato, con la Croce Rossa e la parrocchia di Pieve.
«È straordinario come in tutti i soggiorni parrocchiali in montagna lui fosse sempre in mezzo ai giovani, coi quali aveva una affinità e una complicità assolute» raccontano i suoi più cari amici. Che assieme alla sorella Daniela, lo descrivono come un carattere riservato su diversi aspetti della propria vita privata, ma sempre incline alla più sferzante ironia: le sue battute divenivano spesso vere e proprie “sentenze” che suscitavano l’ilarità più contagiosa; la più celebre di queste è l’ironica massima dialettale: «Agh’è un témp ca nèvica!».
Le esequie avranno luogo domani alle ore 9.15 nella basilica di Pieve. Dopo la cerimonia, la salma verrà trasferita a Mantova per la cremazione. «Il Bagio riunirà l’intera comunità: il suo funerale sarà in realtà la festa celebrativa di tutto il paese, che si unirà a salutare un grande uomo» dicono tutti. Grande nell’animo quanto nel modo di affrontare la sua malattia: fronteggiata «senza mai un lamento» rivela chi gli era accanto, con una tenacia e un coraggio degne di un eroe. —
DANIELE ALBERINI
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