Gara di solidarietà per la famiglia in camper I cittadini donano borse della spesa piene
Sopralluogo della Municipale: con l’irrigazione del campo il rischio è il contatto coi cavi. «Urgente trovare una casa»
CADELBOSCO SOPRA
Sembra difficile crederlo, ma qualcosa di buono, forse, può venire anche da un terremoto. Questo accade quando i riflettori, appurata l’inesistenza di danni a persone o cose dopo l’ultima scossa, restano accesi su una situazione di degrado che pareva condannata altrimenti a rimanere ancora nell’ombra, con tutti i rischi, anche gravi, che ne potrebbero conseguire.
È il caso della famiglia, padre, madre e tre figli, tra i quali una bimba di quasi 8 anni – li compirà a settembre –, che, dopo avere perso la casa nel terremoto del 2012, da due anni è costretta a vivere in un camper. Il mezzo si trova nelle campagne tra Cadelbosco e Villa Seta, letteralmente appoggiato a una casa colonica fatiscente, ma che almeno garantisce a chi lo abita l’allacciamento a luce e acqua.
IL RINGRAZIAMENTO
«Davanti al camper ieri sera, quando siamo rientrati, abbiamo trovato quattro o cinque buste della spesa, piene di pasta, biscotti e merendine. Vorremmo tanto ringraziare l’autore di questo gesto», ha raccontato ieri Valentina, che vive qui con il marito, il figlio di 23 anni e la bimba più piccola. La figlia di 20 anni da poco ha, per fortuna, trovato lavoro.
Il caso ha voluto che i riflettori sulla situazione davvero ai limiti di questa famiglia, si accendessero in concomitanza con l’ultima scossa di terremoto nel nostro territorio, che ha tenuto gli abitanti con il fiato sospeso, ma per fortuna non ha causato nè feriti e, sembra – ma i sopralluoghi sono ancora in corso – nè danni, avvenuto alle 2.33 della notte tra lunedì e martedì, con epicentro a San Tomaso della Fossa a Bagnolo.
Martedì, a svolgere un sopralluogo su camper e casolare, sono arrivati anche gli agenti della polizia municipale Unione Terre di Mezzo.
Proprio nel momento in cui il terreno era completamente allagato fino sotto il camper. «Succede – aveva spiegato Valentina alla Gazzetta – tutte le volte che irrigano i campi».
La soluzione escogitata, un rialzo con le tavole di legno dei pallet, non allontana però un grave rischio perché, come è stato appurato martedì anche dagli agenti, l’acqua si avvicina pericolosamente ai cavi elettrici.
Una situazione dunque davvero insostenibile e che non può durare oltre.
In molti in queste ore, venendo a conoscenza della drammatica condizione in cui vive la famiglia, hanno dimostrato il proprio sdegno dichiarandosi disponibili ad aiutare: molte però le parole e, purtroppo, ancora pochi i fatti.
«Vorremmo ringraziare tutti – dice Valentina – Purtroppo non siamo in grado di vedere cosa dicono su Facebook o altrove in Rete. Qui non c’è connessione e abbiamo difficoltà a ricaricare l’unico cellulare che abbiamo. La verità è che, più che vestiti o cose da mangiare, quello che ci serve ora è una casa».
Chiunque pensi di poter offrire una soluzione dignitosa a questa famiglia è quindi invitato a farsi avanti, magari con l’intermediazione di chi già si sta dando da fare. Comune compreso. —
M.F.
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