Gazzetta di Reggio

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FESTAREGGIO 2018 

Un blackout “spegne” Delrio ma non la sua determinazione

Roberto Fontanili
Un blackout “spegne” Delrio ma non la sua determinazione

La festa resta al buio per dieci minuti all’inizio del dibattito con l’ex ministro che poi respinge le accuse al mittente su ponte di Genova e privatizzazioni

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REGGO EMILIA. Non si poteva che partire dall’immane tragedia di Genova, e dalle polemiche politiche che l’hanno coinvolto direttamente (e dai cui si è difeso con veemenza), passando per le privatizzazioni e gli errori della sinistra su questo tema, per arrivare al Pd. Che, ha detto Graziano Delrio «non deve cambiare nome».

Il confronto- dialogo ieri sera a FestaReggio tra l’ex ministro e il giornalista di Repubblica Claudio Tito, dopo un avvio faticoso, anche per un black out che ha tenuto al buio per una decina di minuti tutta la festa, ha preso quota toccando i principali temi politici, con Delrio che si è detto d’accordo con la scelta di chiedere la revoca della concessione ad Autostrade.

Anche se ha sottolineato: «Il vice premier Di Maio ha sbagliato per come ha affrontato il problema. Ma il procedimento per la revoca della concessione, anche per rispetto alle vittime, andava avviato e l’avrei fatto anch’io». Davanti a una platea di circa 300 persone che l’ha accompagnato con numerosi applausi, Delrio ha respinto ogni accusa sulla tragedia del ponte Morandi rimarcando come il Pd «non abbia nulla da nascondere e niente da coprire. Il Pd non ha mai ricevuto soldi dai Benetton, a differenza di quanto ha fatto la Lega». Così come ha preannunciato che chi l’ha offeso sui social dovrà rispondere delle proprie affermazioni.

Insomma il Delrio che ha inaugurato il programma politico della manifestazione Pd non è stato arrendevole e dopo aver sottolineato «che ad accertare la verità deve essere la magistratura e che è indispensabile una valutazione precisa delle responsabilità e garantire risarcimenti alle vittime», ha scandito che «deve essere un impegno di tutti e noi come Pd collaboreremo al cento per cento».

Più articolata la sua risposta sulle privatizzazioni con Delrio che ha ricordato di aver ricevuto critiche per aver provato ad avviare alcune privatizzazioni per poi aggiungere: «Non credo si possa dire che tutto quello che funziona sia statale».

Da ultimo un passaggio sul futuro del Pd: «Io – ha detto – sono innamorato del nome democratici e non credo che il cambio del nome sia la soluzione dei problemi. Abbiamo bisogno di essere più vicini alla gente ed essere capaci di ascoltare. Siamo ancora il secondo partito italiano e questa traversata del deserto non la stiamo facendo da soli ma assieme ai nostri elettori, che ci chiedono di riprendere a fare politica». —


 

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