Il giudice mantiene in carcere il violentatore della compagna
Reggio Emilia, il gip Ghini: «Fatti gravi e la pena sarà severa, coerente il racconto della donna» Rimarcati nell’ordinanza i passaggi più crudi, ricostruiti dal pm con foto e riscontri
REGGIO EMILIA. Il gip Giovanni Ghini mantiene in carcere il commerciante 32enne italiano d’origine marocchina che è accusato di inaudite violenze nei confronti della compagna italiana di 40 anni, sequestrata in casa per tre giorni, fra botte e violenze sessuali.
LA RICOSTRUZIONE. Il giudice scrive nell’ordinanza che «i fatti sono gravi e la sanzione non potrà non essere severa», da qui l’accoglimento della misura cautelare più afflittiva come richiesto dal pm Maria Rita Pantani che coordina le indagini dei carabinieri.
I RISCONTRI. Nell’ordinanza vengono sottolineati i passaggi più crudi di questa vicenda, ben ricostruiti dagli inquirenti attraverso non solo la denuncia della donna, ma soprattutto con certificati medici, fotografie e riscontri.
Il gip Ghini tocca tutti questi “punti” tremendi: lei che asserraglia più volte nella camera dei bambini per sfuggire alle violenze, lui che beve, sniffa, non risparmia calci e pugni alla convivente per un’assurda gelosia, l’aggressività dell’uomo che, pur in quelle pietose condizioni, pretende con la forza di consumare atti sessuali.
E il racconto della 40enne viene considerato non solo dettagliato, ma soprattutto congruente: «Abbiamo dunque a che fare – si legge del provvedimento del giudice – con una funzione narrativa di eccezionale qualità che invoglierebbe ad affrontare la questione della necessità di riscontri, spesso negata, anche ai livelli più elevati della giurisprudenza di legittimità, con argomenti che, quando non sono del tutto apodittici (incontrovertibili, ndr), prestano il fianco a gravi fraintendimenti. Per fortuna – rimarca Ghini – non occorre avventurarsi su un terreno tanto scivoloso, perché diverse pagine di certificato medico, documentando decine di lividi e altre lesioni, danno la miglior conferma che la donna dice la verità».
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LA MISURA RESTRITTIVA. Poi sulla permanenza in cella: «L’articolo 275 comma 3 del codice di procedura penale (riguardante i criteri di scelta delle misure, ndr) pone una doppia presunzione, di esistenza del bisogno cautelare e di idoneità della sola custodia in carcere, che l’indagato non offre il minimo elemento per superare; anzi, le abitudini alcoliche e la tossicofilia indiziano un cattivo controllo degli istinti e non lasciano certo supporre quell’autodisciplina che è presupposto essenziale di ogni misura diversa da quella estrema. Non si deve ignorare, tuttavia, che un forte bisogno di difesa, sociale come individuale, può essere argomentato anche in positivo: all’inizio di luglio – viene evidenziato dal gip – ha procurato serie lesioni alla donna, fra l’altro accusandola, del pari, di infedeltà».
Difeso dall’avvocato Federico Bertani, il 32enne si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’udienza di convalida dell’arresto tenutasi martedì in carcere alla Pulce. Intanto proseguono, sotto la direzione del pm Pantani, le indagini e sembrano evidenti i segni di precedenti violenze. In effetti il commerciante era già più che conosciuto dalle forze dell’ordine per altre aggressioni alla compagna.
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