Una misteriosa lettera lasciata dalla 30enne caduta dal quinto piano
Riscontri sull’autenticità dello scritto trovato nell’abitazione Già effettuata l’autopsia, si scava sulla vita della nigeriana
REGGIO EMILIA
Mentre ieri mattina è stata effettuata l’autopsia all’istituto di medicina legale di Modena, parallelamente proseguono gli accertamenti dei carabinieri sulla morte della nigeriana 30enne che giovedì – all’alba – è precipitata dal quinto piano, sfracellandosi sul terrazzo che congiunge i tre palazzoni all’inizio di viale Umberto I.
E l’attenzione degli investigatori – le indagini sono coordinate dal pm Iacopo Berardi – appare focalizzata sullo scritto lasciato dalla donna nell’appartamento che divideva con altri due connazionali. Su un foglio ha concentrato le sue ultime volontà, ma per come sono state scritte, con calligrafia molto incerta ed ondivaga, qualche perplessità la sollevano.
Motivi seri di salute e le scuse ai familiari sono i contenuti principali – anche se non molto chiari – di questa lettera d’addio che suscita ancora dei dubbi e richiede dei riscontri su quanto risulta scritto. La 30enne è caduta dalla finestra della sua camera da letto, all’interno del palazzo di viale Umberto I al civico 2: dal quinto piano è un volo tremendo che non può lasciarle scampo.
L’allarme è stato dato verso le 7.30 da una residente nel condominio, ma la tragedia si è consumata sicuramente ben prima.
Il pm Berardi ha aperto un fascicolo contro ignoti con l’istigazione al suicidio come ipotesi reato: una “mossa” di prassi, per poter incardinare la richiesta di autopsia.
Non essendovi dei testimoni diretti di quanto avvenuto, l’esame autoptico potrebbe dare indicazioni importanti su quanto accaduto. A partire dal test tossicologico che dirà se la donna aveva o meno ingerito farmaci, droghe o alcol nella notte fra mercoledì e giovedi ì culminata in quella fine orribile.
Si scava anche sulla vita della giovane nigeriana.
Come si guadagnava da vivere a Reggio Emilia dove – secondo i vicini di casa – abitava nell’appartamento della tragedia da almeno un paio d’anni? Ufficialmente era disoccupata. Aveva un regolare contratto d’affitto? In che rapporti era con le persone con cui coabitava?
Verifiche investigative necessarie in un “quadro” ancora non molto chiaro che, comunque, sinora propende verso l’ipotesi del suicidio, pur fra tanti dubbi.
Ma a che ora è avvenuto quel volo mortale? C’è una donna che ritiene d’aver sentito un tonfo non indifferente intorno alle 4 di mattina: era già sveglia per il caldo, ma a quel rumore non ha dato peso, non ha guardato fuori dalla finestra credendolo collegato ad una scossa d’assestamento del recente terremoto.
Più tardi, però, il cadavere della trentenne viene individuato sul terrazzo da una residente che dà subito l’allarme. Una scoperta raccapricciante: il corpo esanime e tutto sommato composto è molto vicino al muro e proverebbe la caduta dalla finestra dell’ultimo piano sovrastante.
Commosse le parole che raccogliamo nel palazzo fra chi incontrava la trentenne in ascensore o la vedeva lungo viale Umberto I: «Molto bella, ce la ricordiamo con le treccine e le cuffiette per parlare al telefonino – spiegano due vicine – con un bel modo di fare, davvero gentile. Una volta l’abbiamo pure vista con un uomo, forse il suo fidanzato. Ma come si fa a morire così?».
Ha lasciato una lettera, ancora però misteriosa. —
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