«Appetiti politici sulla Manodori per il dopo Borghi»
La capogruppo Rubertelli all’attacco della fondazione «Il declino è visibile nella perdita di patrimonio e nel calo delle erogazioni»
REGGIO EMILIA
«Qualcosa si muove in Fondazione Manodori, a poco più di un anno dalla scadenza del Consiglio generale e del Presidente, il quale non potrà più essere riconfermato a causa del limite dei due mandati. Borghi lascerà la Fondazione: la prima volta fu eletto coi voti degli spaggiariani, contro quelli di Delrio. La Spaggiari rinunciò alla presidenza della Fondazione per ricandidarsi a sindaco di Reggio contro Delrio. La seconda volta Borghi, invece, fu confermato grazie ai voti di Delrio, lasciando per strada i vecchi compagni della prima elezione». Cinzia Rubertelli, capogruppo Grande Reggio-Progetto Reggio, torna ad accendere i riflettori sulla Fondazione Manodori.
«In vista del cambio del presidente, Borghi ha deciso di favorire il prepensionamento di Pier Flaminio Bertolini, segretario generale dai tempi della presidenza Morlini (prima era nella segreteria dell’onorevole Castagnetti) per sostituirlo con Riccardo Faietti attuale componente del cda e fedelissimo di Vecchi. Poiché lo statuto prevede una vacatio tra la presenza nel cda e l’assunzione in Fondazione, il cda ha predisposto una modifica statutaria da inviare al ministero dell’Economia, per eliminare l’ostacolo. Modifica poi approvata». Per Rubertelli, «della decisione si è parlato in circoli ristretti, ma non coi dipendenti, né con il vice segretario attuale, che vanta un curriculum ed una esperienza di gran lunga superiori a quelli di Faietti».
Secondo Rubertelli, «spaventati dalle urne in casa Pd, tutti corrono a sistemarsi e visto che il circuito cooperativo piange miseria, si sono gettati sui posti pubblici, come hanno dimostrato le recenti nomine di Bonaretti alla Corte dei Conti e di Battini, altro ex segretario dell’onorevole Castagnetti, al demanio da parte di Delrio. Del resto il Faietti è già un collaboratore fiduciario di Vecchi dal 2014. Si tratta di un atto mai osato da nessuno e che testimonia, assieme agli appetiti politici sulla Manodori, il declino della Fondazione, visibile nella perdita di patrimonio e nella discesa delle erogazioni». —
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