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FestaReggio e operazione simpatia

Stefano Scansani
FestaReggio e operazione simpatia

I leader del Pd parlano provenendo da un'altra era geologica

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REGGIO EMILIA A sentire parlare Delrio mercoledì sera a Festareggio sembrava di stare in un’altra era geologica. Mentre lui insisteva con una dialettica fatta di tesi, antitesi e sintesi, quegli altri – leghisti e grillini - lo fregano con una lingua composta da schiocchi, scatti, cocci, razzi, zang tumb tumb*. E qui mi fermo perché altrimenti scivolo nella poesia futurista dove la parola era “verso in libertà”, poi evoluta nei gridi di guerra dell’epoca dei fasci di combattimento.

Preferisco analizzare come il Pd, dunque l’evoluzione della sinistra e del cattolicesimo sociale, non ce la faccia proprio a modificare il suo modo di connettersi, convincere, recuperare consenso nell’era dei post, degli emoticon, dei tweet.

Nella tecnica espressiva del Pd c’è molta eredità da comizio e parecchia memoria di predica. I democratici hanno sfiducia di loro, son sempre gli stessi e dicono/fanno le stesse cose per le quali hanno perso le elezioni.

Non possono farcela.

Però bisogna dare atto ai democratici del loro impegno per qualche sforzo di fantasia, credo a volte bislacco o spuntato. Un paio di esempi li abbiamo qui, in casa, stampati nel programma di Festareggio. Il 6 settembre parlerà il segretario provinciale Andrea Costa e la sera prima il sindaco di Reggio Luca Vecchi. Sono appuntamenti determinanti, imperdibili, perché al primo tocca la fatica di rianimare il partito, e il secondo s’è preso la briga di ricandidarsi nel 2019.

Siccome ritengo di essere dentato e artigliato, starò fra il pubblico, perché da là si gode una visione reale. A interrogare Costa e Vecchi avrei immaginato alcuni studenti di Unimore, lavoratori precari, disoccupati cronici, imprenditori in cerca di sicurezze, pensionati insoddisfatti, gente in ansia dei quartieri.

Cioè una rappresentanza sociale viva, locale, protagonista (pure del prossimo voto ballerino). Cioè una serie di cittadini reggiani-intervistatori pronti a sparigliare le vecchie maniere e gli uomini soliti. Invece no.
Costa dialogherà con lo scrittore Gianrico Carofiglio, ex magistrato, ora narratore a tempo pieno e maestro del thriller legale, sennonché già senatore del Pd. Invece il sindaco Vecchi verrà intervistato da Dario Vergassola, noto attore comico che principiò al Maurizio Costanzo Show e al Festival di Sanscemo, approdando poi nel programma della Dandini, dunque a Zelig e nella serie tv Carabinieri.

Ho paura. Non di quelle serate che avranno un potere d’intrattenimento affidato a Carofiglio e Vergassola. Temo l’elusione delle questioni reggiane, in essere e venture.

Non prevedo la “fuga” di Costa e Vecchi dai temi-problemi caldi che li vedono artefici e responsabili, ma nella diluizione degli stessi temi-problemi nella dinamica letteraria o nell’esorcismo della comicità.
Eppure, a guardar bene, in altre proposte di dibattito di Festareggio c’è una scintilla di novità, non diffusa in altri eventi cosicché non sarà appiccato un fuoco nuovo, giovane, rinnovatore.

Ad esempio l’8 settembre Miguel Gotor e il direttore dell’Espresso Marco Damilano si occuperanno del 40° anniversario del rapimento e dell’assassinio di Aldo Moro. Modererà Lorenzo Mesini, dottorando alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Il 7 settembre è atteso Jacopo Iacoboni, giornalista della Stampa e autore de “L’esperimento” (sulla nascita e l’evoluzione del M5s). Condurrà Eleonora Desiata, sempre dottoranda della Normale.

Da chi dovrebbe essere interrogato e cambiato il mondo (e anche questo partito) se non dagli studenti, dalle intelligenze, dai fabbricatori di cultura, da chi rappresenta il futuro?

E questo partito da chi dovrebbe essere rigirato e capovolto, se non dalla nuova generazione? Quella che non ha peli sulla lingua, scarnifica, pone domande fastidiose.
No, in area dibattiti è meglio l’operazione simpatia.

*Zang tumb tumb, poesia di Filippo Tommaso Marinetti del 1914, ispirata all’assedio di Adrianopoli, nel conflitto contro l’Impero Ottomano.

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