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Pd, cambiare il nome al partito? «Non risolverà tutti i problemi»

Pd, cambiare il nome al partito? «Non risolverà tutti i problemi»

Scetticismo fra gli stand di FestaReggio sull’ipotesi di una nuova formazione  C’è chi punta il dito sui big nazionali e chi è affezionato al termine “democratici”

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REGGIO EMILIA

Cambiare nome al Pd non risolve i problemi. Piuttosto dovrebbe cambiare politica. In sintesi questa la risposta più gettonata alla domanda: “Sarebbe utile cambiare nome al Pd dopo le ultime elezioni ?”. Lo abbiamo chiesto fra gli stand di FestaReggio nella seconda puntata della rubrica La Gazzetta Guastafesta. Ma, come spesso avviene, la risposta è stata duplice e difficilmente conciliabile, con una divisione che spacca quasi a metà le persone intervistate.

Disaccordi

C’è chi sarebbe pronto a cambiare tutto: nome e gruppo dirigente nazionale. E c’è chi invece al nome Democratici si è affezionato e ci si aggrappa. Come il deus ex machina del Pd reggiano Graziano Delrio, che proprio in occasione della sua partecipazione alla kermesse ha affermato «di essere affezionato al nome Democratici».

chi dirige e i volontari

Tra i dirigenti invece – e soprattutto tra i volontari – l’idea di cambiare il nome come forte segnale di cambiamento in qualche modo intriga. E la proposta arrivata da qualche dirigente nazionale ha avviato una riflessione anche tra chi ha votato Pd. Però tra coloro che abbiamo ascoltato questa ipotesi viene letta più come la necessità di un cambio di linea politica che come un’operazione di marketing.

freddi e caldi

Stando alle risposte ricevute, il cambio del nome tra i visitatori non scalda più di tanto gli animi. Anche se l’idea riscuote più successo tra i giovani. Sarà perché, come ci ha risposto più di uno degli intervistati, «i sondaggi che ogni tanti compaiono continuano a dare il Pd in caduta». O sarà perché, come sostenuto da altri, in particolare donne, «c’è bisogno di dare anche visivamente discontinuità rispetto alla gestione Renzi e riprendere a farsi sentire nel Paese». Altri invece in questi anni si sono affezionati al nome Pd come il non più giovanissimo volontario in servizio in uno dei ristoranti: «Sono stato iscritto al Pci, al Pds, ai Ds, poi è arrivata la Quercia, l’Ulivo e adesso Pd. Va bene cambiare, ma è arrivata l’ora di ragionare di politica e di tornare a parlare con la gente e non di preoccuparci di cambiare ancora solo il nome». Per altri «sarebbe meglio cambiare tutti i dirigenti attuali e dare il via a un forte rinnovamento». Spontanea la seconda domanda: «Con chi ?». In risposta un imbarazzato silenzio. Anche l’ultimo tra gli intervistati non ha sciolto il nodo: «Da votante deluso del Pd potrebbe avere un senso cambiare nome. Ma è più importane chiedersi quale spazio andrebbe a coprire. Contano le persone e a me sembra che nel Pd manchino i dirigenti nazionali e spesso anche locali. Il nome di per sé è relativo. Andiamo alla sostanza. Dove sono i dirigenti nazionali? Stanno alla finestra che guardano cosa fa questo governo pericoloso per il Paese? Io non voterò per Lega o M5s, ma se il Pd non si rimette a fare politica e un’opposizione seria la prossima volta sto a casa». —

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