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Reggio Emilia, una raccolta fondi e un’eredità per restaurare palazzo Parisetti

Luciano Salsi
Reggio Emilia, una raccolta fondi e un’eredità per restaurare palazzo Parisetti

L’intervento grazie alla donazione della famiglia Sùzzeri. Saranno riqualificate la facciata e la cappella interna

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REGGIO EMILIA. La gratitudine verso i “Parisètt” è istintiva nei reggiani, che per sei secoli hanno trovato assistenza nell’ospizio di via Toschi di proprietà della famiglia Omozzoli Parisetti, dalla fine dell’Ottocento adibito a casa di riposo per anziani. La struttura è attualmente gestita dall’Asp (azienda pubblica di servizi alla persona) “Città delle persone”. Ora quello storico, pregevole edificio sta per essere sottoposto a un restauro conservativo, il cui progetto esecutivo è stato redatto dagli architetti Walter Baricchi e Nicoletta Manzotti.

L'Asp ha pubblicato il relativo bando di gara, che scadrà il prossimo 3 settembre per l'assegnazione dei lavori da compiere entro il termine di novanta giorni dalla consegna. Perciò l’intervento dovrebbe essere terminato prima della fine dell’anno.

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Era il 15 dicembre 1410 quando il notaio Matteo Omozzoli dispose che una delle sue due case fosse adibita per sempre a “hospitale profano”, cioè a ospizio per poveri, viandanti, pellegrini e infermi. La famiglia Omozzoli Parisetti ne curò l’amministrazione fino al 1850. Nel 1893 l’ospizio divenne un Istituto di pubblica assistenza e beneficenza destinato agli anziani.

Attualmente ne può accogliere fino a novanta autosufficienti, ma l’Asp “Città delle persone” si ripromette di ampliare la ricettività realizzando all’interno un nucleo di casa protetta per non autosufficienti in grado di pagare la retta completa. Intanto si procede al restauro della facciata su via Toschi e via Navona e della cappella dedicata ai santi Pellegrino e Rocco.

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«L'intervento – spiega Raffaele Leoni, presidente dell'Asp “Città delle persone” – è stato reso possibile dall’eredità lasciataci dalle due sorelle gemelle Sùzzeri, che sono vissute qui per oltre trent'anni e sono morte entrambe due anni fa. La somma, consistente in qualche centinaia di migliaia di euro, sarà utilizzata solo in parte per il restauro dell’edificio storico (per il quale il bando di gara prevede un importo complessivo di 151.398 euro più Iva passibile di ribasso, ndr). Il resto servirà per migliorare i servizi aumentando i bagni, gli spazi comuni e le stanze singole».

L’intervento conservativo era sollecitato da tempo dall’Associazione amici dell'Omozzoli Parisetti, costituita alla fine del 2012 per restituire al palazzo lo splendore che aveva alla fine del Settecento, quando assunse l’aspetto attuale, e per farlo entrare nel circuito dei beni culturali da proporre alla fruizione da parte dei cittadini e dei turisti.

Ne fanno parte nove reggiani residenti nella zona, il presidente Ennio Ferrarini, il vice Giovanni Bertolani, Laura Artioli (autrice di un saggio sulla famiglia Omozzoli Parisetti pubblicato nel 1992), Loredana Bertani, Giuseppe Calvi, Mariuccia Lombardini, Stefano Maccarini, Massimo Pirondini e Paolo Lusenti.

«La loro attività – osserva Leoni – è consistita nel sensibilizzare la cittadinanza per la raccolta dei fondi e nel promuovere eventi all’interno del complesso. I primi contributi, però, li abbiamo ricevuti dal Comune, 16mila euro per la facciata, e dalla fondazione Manodori, 20mila euro per la cappella e la facciata. Se arriveranno altre risorse private potremo programmare altri interventi. Il modello da riproporre è quello dei restauri del Duomo e di San Prospero, per i quali il concorso dei cittadini è stato importante».

Per dare avvio al restauro non si è dovuta attendere soltanto la provvidenziale donazione testamentaria. «Occorreva – spiega Leoni – la regolazione del vincolo da parte della Sovrintendenza, che ha delimitato la parte dell'edificio non suscettibile di ampliamenti. Il palazzo cambierà volto. La facciata sarà dipinta probabilmente di un verde chiaro. Sulla porta esterna della cappella verrà recuperata l'immagine della Madonna».

La cappella è la parte meglio conservata. Vi si trova sulla balconata un organo del 1687, uno dei migliori della città. Dotata di un'ottima acustica, si presta all'esecuzione di concerti. Ha un ricco corredo di quadri che dovranno essere sottoposti a un'accurata pulitura.

«La cappella - riferisce Leoni – è aperta almeno una volta alla settimana per le funzioni religiose, grazie all'impegno della parrocchia di San Prospero. Il nostro obiettivo è aprirla più spesso, ma serve allo scopo un servizio di guardania. Contiamo sulla collaborazione dell’associazione, che la vuole valorizzare inserendola nel circuito dei beni culturali visitabili». —


 

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