Costa alla sfida dei dibattiti «Sono pronto a rispondere a domande di sconosciuti»
Di seguito la risposta del segretario provinciale Pd, Andrea Costa, all’editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, pubblicato nella rubrica “La domenica” e intitolato “FestaReggio e...
Di seguito la risposta del segretario provinciale Pd, Andrea Costa, all’editoriale del direttore della Gazzetta, Stefano Scansani, pubblicato nella rubrica “La domenica” e intitolato “FestaReggio e operazione simpatia”.
andrea costa
Caro direttore, libero il campo da un equivoco e le lancio una sfida. Prima, però, correggo una lacuna: quei giovani che devono discutere, agitare il partito e magari prenderne le redini noi li abbiamo e a FestaReggio sono protagonisti.
Esempi? Sono i nostri ragazzi che con Federico Fubini parleranno del cosiddetto ascensore sociale che in Italia si è fermato da tempo, cioè del fatto che rischi di nascere e morire nella stessa condizione, senza possibilità di crescita personale, famigliare. Sempre con loro abbiamo costruito l’incontro con Enrico Giovannini sull’utopia sostenibile (sarebbe un ossimoro, crediamo che invece sia una visione alternativa del mondo in cui credere).
Passo all’equivoco: non sarò io ad essere “intervistato” da Gianrico Carofiglio ma il contrario. E cioè tocca a me il ruolo di “spalla” per un dialogo sulla politica che deve avere lo sguardo alto ma i piedi nel fango. Deve, cioè, avere una visione di lungo periodo ma che si attua nel lavoro quotidiano con la gente, tra la gente, in mezzo ai problemi. E poi la sfida.
Sono pronto a farmi interrogare da una pattuglia variegata e rappresentativa, di persone a me sconosciute che lei vorrà comporre attraverso il suo giornale. Perché non lanciare l’idea? Contattate la Gazzetta se volete andare sul palco di FestaReggio e fare una domanda al segretario del provinciale del Pd.
Poi a lei l’onore e l’onere di selezionare un gruppo. Perché me ne deve dare atto, in fatto di coraggio e innovazione qualcosa mi va riconosciuto. Quanti ne conosce che vanno davanti a ottomila persone per mandare un WhatsApp alla città la sera dei fuochi? Quanti ne conosce che l’anno prima davanti allo stesso pubblico lanciano un appello all’umanità delle persone insieme a Giusy Nicolini? Quanti che l’anno precedente ancora aprono la festa con Giacomo Mazzariol parlando di diversità come ricchezza? Però c’è un però.
Sono convinto che ci sia una “ecologia del dibattito”. Cioè che non si possa, per mero ritorno elettorale, appiattirsi su una comunicazione che duri giusto il tempo di un tweet.
Uno dei mali della società è proprio la perdita di ogni prospettiva: viviamo singoli momenti di presente, e questo significa che abbiamo smesso di costruire un futuro (il passato non sappiamo nemmeno più cosa sia).
Se anche con il linguaggio alimentiamo questa deriva allora perde ogni senso fare politica: che dovrebbe essere proprio cucire la comunità e fare lavorare tutti insieme per la realizzazione di una visione.
Lei nobilita la comunicazione degli altri citando Marinetti. A me sembra più essere il grrr, sgrunt, tsk, sob, gasp di fumettistica memoria (amavo leggere Topolino e Tex Willer).
Caro Costa, farsi auscultare dai giovani non è una sfida, ma un obbligo democratico, culturale, generazionale. Siccome il mio giornale non fa concorsi per intervistatori estemporanei da mandare in missione a FestaReggio, facciamo così: la “festa” ve la farà una rappresentanza di reggiani trasversali che, con lei, inviteremo in Gazzetta. Si prepari a “buttare i ferrivecchi” (espressione cara a Tex Willer). —
ST.SC.
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