Da Felina al Vaticano La vita del cardinale missionario e giramondo
Incarichi in Turchia, America e Africa La morte a Reggio a casa del fratello
REGGIO EMILIA
Sergio Pignedoli, instancabile giramondo portavoce del Vaticano nel pianeta, era l’espressione genuina di una Chiesa, quella reggiana, che dall’inizio del Novecento aveva manifestato una spiccata vocazione missionaria. È l’opinione di Giuseppe Giovanelli, suo compaesano di Felina e autore di numerosi libri e articoli di storia locale, il quale ci aiuta a delineare il ritratto del nostro concittadino, l’eminente diplomatico che nel 1978 arrivò a sfiorare l’elezione al soglio pontificio.
I VIAGGI IN AEREO
«Soprattutto fra le due guerre – spiega Giovanelli – uscirono dal seminario di Reggio diversi sacerdoti che si dedicarono alle missioni. Pignedoli fu l’ecclesiastico che fece più viaggi in aereo. Aveva una capacità straordinaria di rapportarsi con tutti, con i potenti e con la gente comune in ogni parte del mondo. Lo chiamavano principe dell’amicizia per la sua propensione al dialogo anche con i non credenti e i seguaci di altre religioni. Era aperto, gioviale e comunicativo».
LA BIOGRAFIA
Pignedoli era nato a Felina nel 1910. Il padre era un socialista privo di pregiudizi anticlericali. La madre Emma Peretti, persona devota, era nipote del poeta risorgimentale Antonio Peretti. Compì gli studi con il massimo profitto ed impegno nel seminario di Marola, che raggiungeva a piedi. Fu ordinato sacerdote nel 1933. Officiò la prima messa a Felina con un collaboratore di padre Agostino Gemelli, che lo accolse all'università Cattolica del Sacro Cuore per frequentare la facoltà di Lettere. Là strinse amicizia con altri due studenti reggiani, con Nilde Iotti, futura compagna di Palmiro Togliatti e presidente della Camera, e con lo storico Ugo Bellocchi. Risale a quegli anni anche l'inizio del legame duraturo e fondamentale con Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Dal 1936 al 1940 fu assistente spirituale del Collegio Augustinianum dell’Università Cattolica, occupandosi dell'assistenza spirituale agli studenti.
GLI ANNI DELLA GUERRA
«Scoppiata la guerra – ricorda Giovanelli – Pignedoli si arruolò come cappellano della Marina. Dopo l’8 settembre 1943 si rifugiò a Roma ospite di Montini, allora segretario di stato del Vaticano. In quegli anni incominciò ad occuparsi della riorganizzazione degli scout cattolici. Dopo la guerra fu incaricato di presiedere all’anno santo del 1950. Quindi fu nominato arcivescovo di Iconio, in Turchia, ed ebbe inizio la sua brillante carriera diplomatica, che lo vide ricoprire la carica di nunzio apostolico in Bolivia e Venezuela e, più tardi, di delegato apostolico in Africa occidentale e in Canada».
A MILANO CON MONTINI
Montini, divenuto arcivescovo di Milano nel 1954, lo volle con sé come vescovo ausiliare. Nella capitale lombarda Pignedoli promosse con la missione popolare un ciclo di predicazioni nelle fabbbriche e nelle chiese. Fu poi mandato in Africa e in Canada. Nel 1973 Paolo VI gli conferì la porpora cardinalizia. Richiamato a Roma divenne segretario della Congregazione Propaganda Fide, ma l’incarico più importante lo ebbe più tardi, quando il Papa lo pose alla guida del Pontificio consiglio per il dialogo con i non credenti.
GLI ANNI SETTANTA
«Negli anni Settanta – sottolinea Giovanelli – il suo prestigio e la sua fama, in Italia e all'estero, crebbero al punto da farlo candidare alla successione di Paolo VI. A Felina gli dicevano che sarebbe stato il prossimo papa. Lui negava. Il parroco del paese gli chiese di fargli avere il denaro necessario per erigere una chiesa nuova. Lui rispose che i cardinali non erano più i principi della Chiesa di una volta e che, se avesse avuto i fondi, li avrebbe usati per costruire una chiesa in una missione. Nel 1978, l’anno dei due conclavi, la candidatura di Pignedoli fu contrapposta a quella dei tradizionalisti. Godeva sicuramente anche dell’appoggio di tanti sacerdoti e laici nel terzo mondo, dove si era fatto conoscere e apprezzare».
LA SCOMPARSA A REGGIO
Il largo consenso non fu sufficiente. Due anni dopo, nel 1980, Pignedoli morì. Aveva appena settant'anni.
«Si trovava – riferisce Giovanelli – a Reggio, ospite del fratello medico ortopedico. Era ancora in piena attività. Fu stroncato da un malore improvviso. I reggiani ritenevano degno per lui un sepolcro in città, ma i felinesi imposero che fosse sepolto nella chiesa del suo paese, dove una croce e un busto sovrastano la sua tomba». —
LUCIANO SALSI
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