I residenti di via Settembrini dicono “no” alle case popolari
I cittadini: «Nessuno ci aveva detto che Acer costruirà quattro palazzine» La scoperta sulla Gazzetta grazie al servizio sul mastodonte di via Kennedy
REGGIO EMILIA
Non c’è pace in via Settembrini. Per mesi e mesi gli abitanti si erano divisi fra chi era favorevole al pilomat che blocca il traffico di attraversamento e chi usava la strada come scorciatoia nelle ore di punta.
Ora le parti sono invertite. Proprio molti di quelli che approvano il dispositivo installato dal Comune guardano con sbalordimento e costernazione al progetto, avallato dal Comune, di costruire nella zona quattro palazzine gestite da Acer, l’azienda regionale delle case popolari.
Un’ottantina di persone, appresa la notizia il 17 agosto dalla Gazzetta di Reggio, si è data appuntamento con il passaparola per la riunione che s’è tenuta spontaneamente domenica scorsa nel cortile di un condominio di via Settembrini. Erano stati invitati anche Francesco Fantuzzi di Reggio Città Aperta e Cesare Bellentani, consigliere della lista civica Magenta, ai quali è stata manifestata la preoccupazione che quella zona residenziale ai margini della campagna e priva di servizi subisca «un eccesso edificatorio con un danno ambientale e un disagio sociale dovuto alla problematicità dei nuovi inquilini».
A tale proposito Fantuzzi ha indetto una manifestazione aperta all’intera cittadinanza per sabato 8 settembre alle 10.30 in via Caduti in missione di pace, la laterale di via Settembrini maggiormente interessata all’intervento. Sono centinaia le adesioni già pervenute. La Gazzetta aveva riferito la settimana scorsa la proposta di Fantuzzi di bloccare le nuove costruzioni, quand’anche destinate a persone e famiglie bisognose, e utilizzare invece le migliaia di appartamenti vuoti esistenti in città, fra cui quelli del palazzone vuoto di via Kennedy 21. «Il rendiconto della gestione 2017 del Comune – precisa Fantuzzi – prevede a pagina 45, relativamente a programmi di social housing, non solo nuovi interventi di edilizia residenziale ma anche la cessione di immobili e più in generale una revisione e rigenerazione delle azioni e degli strumenti di supporto alle politiche abitative. Se dunque quello è l’obiettivo, si proceda prima con la mappatura degli oltre 17.000 appartamenti vuoti e si individuino alcune aree adatte allo scopo, come ad esempio Parco Ottavi, altro recente ed evidente esempio di scempio edilizio. Inoltre, l’immobile di via Kennedy 21, che oggi rappresenta un pesante problema per la sicurezza del quartiere, potrebbe già soddisfare più della metà del fabbisogno identificato con l’intervento previsto».
Gli abitanti erano stati colti alla sprovvista: «Nessuno – dice una residente – ci aveva informati. La notizia delle quattro nuove palazzine l’abbiamo letta sulla Gazzetta di Reggio. Alla riunione ho visto le facce smarrite di giovani che hanno acquistato un appartamento con un mutuo trentennale in questa zona priva di servizi e di vigilanza». «Qualcuno – riferisce Bellentani – teme che il quartiere subisca un degrado, divenendo come via Turri».
Peraltro Marco Corradi, presidente di Acer, ha assicurato che gli alloggi non saranno affittati a canone sociale a persone problematiche, ma saranno concessi a canone convenzionato a famiglie affidabili. «Ma è lecito – obietta Bellentani – dubitare. Tante volte le assicurazioni verbali non sono state rispettate. Perciò ho chiesto di verificare il progetto con l’accesso agli atti». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
