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Vito Zincani, ex capo della procura di Modena, ha scritto in 36 pagine la verità sulle «gravi irregolarità» che hanno minato la Bonifica 

L’ex procuratore decise lo stop «Impossibile capire chi ha vinto»

E.L.T.

LA RELAZIONE«Non sussistono le condizioni per accertare i risultati delle elezioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale tenutesi il 13...

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LA RELAZIONE

«Non sussistono le condizioni per accertare i risultati delle elezioni per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale tenutesi il 13 dicembre 2015, e deve dichiararsi l’invalidità delle operazioni di voto». Così Vito Zincani, ex capo della procura di Modena, si è espresso nell’ultima delle 36 pagine della verifica straordinaria delle operazioni elettorali per la Bonifica svoltesi il 13 dicembre 2015.

Una documento che riporta in maniera fedele le incredibili e tante violazioni messe poi nero su bianco nel documento inviato alla Regione Emilia-Romagna e al commissario straordinario Franco Zambelli. Il 13 dicembre votarono 13.521 persone: 6.488 voti vanno alla lista TerraAcqua (Cna, Confcommercio, Confesercenti e Unindustria), 6.679 alla lista Bonifica e Suolo (Coldiretti e Lapam Confartigianato). Quest’ultima aveva teoricamente vinto, ma il banco salta per gravi irregolarità, come verificò poi Zincani stesso: deleghe inesistenti, delegati ammessi senza averne diritto, assenza dei documenti di identità, deleghe in bianco o di soggetti sconosciuti (come una parrocchia di Corregio).

Zincani, in quel giugno del 2016, avvisa quindi Regione e commissario che «non è possibile pervenire a proclamare gli eletti» e che «si deve pertanto procedere a nuove elezioni.

Il suo lavoro, effettuato su base amministrativa, andava di pari passo con quello della procura di Reggio, dove erano pendenti dei procedimenti penali effettuati sulla base di esposti. Di questi, però, non si sa ancora il destino, salvo che qualcuno del mondo agricolo dice che la pace appena stipulata tra le categorie sia basata anche sulla decadenza di ipotesi di reato.

Una prima attività istruttoria era stata effettuata dal comitato amministrativo. Poi il 7 marzo del 2016 un esposto denuncia indirizzato alla Procura di Reggio firmata dall’allora presidente del Consorzio Marino Zani e dal direttore Domenico Turazza, con allegati i verbali delle operazioni di voto. Zincani, visti gli esposti, si recò dall’allora procuratore Giorgio Grandinetti, mettendosi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Annullate le elezioni si è atteso a lungo una nuova data, arrivando al 2018. A gennaio la Regione, dopo aver prorogato per legge al 31 dicembre di quest’anno il mandato del commissario straordinario, ha formalmente segnalato a quest’ultimo l’opportunità di un rinvio delle elezioni consortili per attendere gli esiti dei contenziosi in corso. La Regione ha stoppato il via alle urne più volte evidentemente con l’intenzione di fare ulteriore chiarezza su una vicenda ancora non abbastanza chiara. In realtà si era alla ricerca di una pacificazione ora giunta a due anni e mezzo dalla guerra attuata a suon di carte bollate. —

E.L.T.

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