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«Mario Vighi insostituibile», la stagione dei Teatri di Reggio Emilia riparte “con lui”

Martina Riccò
«Mario Vighi insostituibile», la stagione dei Teatri di Reggio Emilia riparte “con lui”

Il ruolo di capo ufficio stampa sarà svolto dal direttore Paolo Cantù. Al giornalista, scomparso in giugno, è dedicato Festival Aperto 2018

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REGGIO EMILIA. Lo scorso 4 giugno moriva Mario Vighi, e adesso i Teatri di Reggio Emilia – di cui il giornalista e intellettuale era capo ufficio stampa – devono fare i conti con questa assordante assenza.

Un’assenza, però, che non verrà riempita da altri, né, come spesso invece accade, mascherata da una normalità che, giorno dopo giorno, si fa dimenticanza. L’assenza fisica di Mario Vighi sarà infatti sostituita dalla presenza solida delle sue idee. A occupare il ruolo di capo ufficio stampa sarà Paolo Cantù, direttore dei Teatri, «perché nessuno può prendere il posto di Mario». Al resto penserà ancora lui.

Sabato 15 settembre al Municipale prenderà il via la nuova edizione del Festival Aperto, intitolata “Passaggi”. Al cartellone, così come al tema, Mario Vighi aveva lavorato prima che la malattia lo portasse via, pertanto il festival di quest’anno sarà dedicato a lui. Il tema “Passaggi” richiama l’importanza della trasformazione, fra rivoluzioni e canzoni. Vuole inoltre mettere in luce quello spazio di utopia realizzata – le arti performative – in cui un corpo può cantare, una voce danzare, e mille confini possono essere infranti. Il programma (dal 15 settembre all’8 dicembre) si snoda attraverso i percorsi “Rotte est-europee”, “Anti-pop songs”, “Sol # - concerti con parole”, “Teatro per la musica e per lo spazio”, “Danza & Confini”, “Circo”, “Kids”.

Chi ha conosciuto la voce di Mario Vighi non farà fatica a immaginarla nel leggere la frase, da lui vergata, che si trova nel dépliant di Festival Aperto 2018: «A forza di cavalcarla, la scopa diventa cavallo».

IL CARTELLONE. «Non ci si deve accontentare di ciò che passa il convento, apriamo le dispense delle nostre teste, se il convento ci passa polvere». Questa frase di Mario Vighi è stata scelta dalla Fondazione I Teatri per accompagnare un’altra sua importante idea: la creazione di un unico cartellone che raccolga le diverse stagioni dei Teatri. 

Da circa dieci anni Vighi nutriva il desiderio di abbattere le barriere dei generi e creare una piattaforma in cui il pubblico potesse muoversi agilmente, “sporcando” l’opera con l’operetta, la prosa con la danza, i concerti con la programmazione per i ragazzi (e viceversa ovviamente) in un continuo – e libero – passaggio tra linguaggi e scenari della stessa cultura.
 
L’idea è talmente piaciuta al direttore Paolo Cantù, da diventare finalmente realtà. Mario Vighi non ha potuto lavorarci concretamente, ma la pubblicazione “Il Cartellone” – un libro, fondamentalmente, che contiene il materiale di ogni stagione – è dedicata a lui. Sulla copertina: un uomo vestito di scuro, in piedi al centro di un bersaglio, tende la corda di un arco prendendo la mira verso il cielo. 
 
La pubblicazione non è l’unica novità: chi vorrà dissetare la propria curiosità sperimentando più forme d’arte, potrà arricchire il proprio abbonamento con tre spettacoli extra, cioè fuori dalla stagione per cui ha fatto l’iscrizione, acquistando (con l’aggiunta di 30 euro) quello che è stato chiamato Abbonamento XL. 

Nel frattempo fino al 14 settembre sarà possibile acquistare gli abbonamenti delle stagioni nella biglietteria del Municipale.

LA VOCE. La voce di Mario Vighi è senz’altro una delle più conosciute di Reggio: è suo, infatti, il messaggio che prima di ogni spettacolo invita il pubblico del Municipale a spegnere i telefoni cellulari e a godersi la magia dei concerti, dei balletti, dell’opera e della prosa. 

E di magia è il caso di parlare, dal momento che quella voce, fin dalla prima sillaba, riesce a zittire la platea e i palchi, catturando l’attenzione e deviandola sul palcoscenico. L’incanto, ogni volta, si conclude con l’invito più bello che si possa fare: «Siate felici».
 
Dopo la morte di Vighi, in tanti si sono domandati chi accoglierà il pubblico del Municipale, preoccupati di non sentirsi più dire da quella voce di lasciare perdere il cellulare e godersi “il bello”. E, così, in tantissimi hanno scritto ai Teatri chiedendo che quel messaggio registrato possa continuare a riecheggiare prima di ogni spettacolo, insostituibile e indimenticato. —



 

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