«Un monito per tutti Velia è stata un inno alla vita»
Il messaggioDon g. lusuardi«Ciao a tutti. Vorrei essere in mezzo a voi per guardarvi ancora una volta negli occhi con lo sguardo misericordioso del Signore, ma la scomparsa, come già sapete di Velia,...
Il messaggio
Don g. lusuardi
«Ciao a tutti. Vorrei essere in mezzo a voi per guardarvi ancora una volta negli occhi con lo sguardo misericordioso del Signore, ma la scomparsa, come già sapete di Velia, questa notte a Lourdes, mi ha suggerito di stare vicino alla sua mamma Mara (con Velia è il terzo figlio che ha visto chiudere gli occhi prima di lei).
Mi direte chi è Velia? Perché ce ne parli? Perché è stata un inno alla vita con la sua malattia degenerante. Rendo grazie al Signore e a Maria per questo Vangelo vivente che mi ha aiutato a crescere. La sua storia? La sua vita? Un forte monito per ciascuno di voi... Penso si possano racchiudere nel racconto che segue e che ha visto come protagonista il vescovo Angelo Comastri a Loreto. Così lui racconta: “Una sera al termine della preghiera nella basilica di Loreto, piena di malati, mi avvicino ad una culletta sostenuta dalle braccia robuste di un barelliere, ma dentro non vedo un bambino bensì una donna adulta: un piccolissimo corpo (58 centimetri) con un volto splendidamente sorridente. Tendo la mano per salutare, ma l’ammalata con gentilezza mi risponde: Padre non posso darle la mano, perché potrebbe frantumarmi le dita: io soffro di osteogenesi imperfetta e le mie ossa sono fragilissime. Voglia scusarmi. Ovviamente non c’era nulla da scusare, ma rimasi affascinato dalla serenità e dalla dolcezza dell’ammalata e volevo sapere qualcosa in più della sua vita.
Mi prevenne e mi disse: “Padre, sotto il cuscino della mia culletta c’è un piccolo diario, è la mia storia. Se ha tempo, può leggerla.
Presi i fogli, lessi il titolo: Felice di vivere. Io la riguardai e domandai: perché sei felice di vivere? Puoi anticiparmi qualcosa di quello che hai scritto? L’ammalata mi disse: padre, lei vede le mie condizioni, ma la cosa più triste è la mia storia! Potrei intitolarla così: abbandono! Eppure sono felice, perché ho capito qual è la mia vocazione. Sì, la mia vocazione! Io, per un disegno d’amore del Signore, esisto per gridare a chi ha il dono della salute: non avete diritto di tenerla per voi, la dovete donare a chi non ce l'ha, altrimenti la salute marcirà nell'egoismo e non vi darà la felicità. Io esisto per gridare a coloro che si annoiano: le ore in cui voi vi annoiate mancano a qualcuno che ha bisogno di affetto, di cure, di premure, di compagnia; se non regalerete quelle ore, esse marciranno e non vi daranno felicità. Io esisto per gridare a coloro che vivono di notte e corrono da una discoteca all'altra: quelle notti, sappiatelo, mancano drammaticamente, mancano a tanti ammalati, a tanti anziani, a tante persone sole che aspettano una mano che asciughi una lacrima: quelle lacrime mancano anche a voi, perché esse sono il seme della gioia vera! Se non cambierete vita, non sarete mai felici! Io guardavo questa ammalata e non osavo commentare e fu lei che aggiunse: Padre, non è bella la mia vocazione?».
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