«È ora di rompere il silenzio sulla violenza sessista»
Carla Ruffini e Barbara Bertani di Non Una Di meno lanciano una campagna «Basta chiudere gli occhi di fronte a episodi quotidiani non più tollerabili»
REGGIO EMILIA Dopo la testimonianza-denuncia di una aggressione sessista e razzista avvenuta a metà luglio sulla corriera Castelnovo Monti-Reggio Emilia, raccolta da Non Una Di meno e pubblicata ieri sulla Gazzetta, l’associazione va oltre, lanciando un appello. E lo fa attraverso le parole delle due attiviste Carla Ruffini e Barbara Bertani.
Che fare quindi per arginare una violenza sessista e razzista che pare inarrestabile?
«Ci farebbe piacere lanciare dalle pagine della Gazzetta una campagna/appello per invitare tutte e tutti a rompere il silenzio sulle manifestazioni di ordinaria e straordinaria violenza sessista, machista e razzista che si consumano ogni giorno nella quotidianità delle case, nei luoghi di lavoro, negli spazi privati e pubblici in cui viviamo, per far crescere una sensibilità collettiva sull’importanza di far emergere le origini di quella che l’antropologa femminista Laura Segato definisce la “guerra contro le donne”. L’hashtag di questa campagna potrebbe essere #Maistarezitta e le segnalazioni vanno inviate a nonunadimeno.reggioemilia@gmail.com».
Quando e perché nasce Non Una Di meno a Reggio Emilia?
«Reggio Emilia fa parte della rete nazionale di movimenti, associazioni e comitati sorta in Italia sull’onda del movimento argentino Ni Una Menos e di tutti i movimenti di donne che nel mondo si sono mobilitati per combattere la violenza e ogni forma di oppressione patriarcale, negazione di diritti, sfruttamento e discriminazione di genere. Da quando ci siamo costituite per la prima volta in assemblea cittadina, alla fine del 2016, abbiamo sempre cercato di sollecitare la presa di parola delle donne e di tutte le soggettività lgbtqi del nostro territorio per ricostruire la mappa delle violenze esercitate quotidianamente sui nostri corpi e sulle nostre vite».
Da anni a Reggio l’associazione Nondasola svolge un lavoro immane e prezioso per prevenire e contrastare la violenza di genere. Qual è rispetto a Nondasola il vostro ruolo?
«Siamo convinte che le aggressioni, le forme di oppressione e sessismo - invisibili e quasi sempre tollerate perché non considerate crimini - che hanno luogo ogni giorno contro di noi, negli spazi pubblici e privati, siano l’humus fertile, il brodo di coltura che alimenta le violenze più visibili ed eclatanti. Per questo, in tutte le nostre iniziative, nei nostri comunicati e appelli, abbiamo sempre invitato le donne a raccontare e denunciare queste subdole forme di sessismo e aggressione di genere, all’apparenza innocue e senza conseguenze accertabili, ma che alimentano come un cancro la subcultura del machismo e della violenza sessista. Negli ultimi tempi, purtroppo, sempre più spesso queste manifestazioni di violenza contro le donne vanno di pari passo con aggressioni verbali e gestuali di stampo razzista».
E ora la svolta.
«Abbiamo sempre rivolto questi appelli in modo informale, raccogliendo le testimonianze di tante che ci hanno raccontato i piccoli e grandi soprusi che hanno dovuto subire, condividendo il loro disagio per non aver avuto la forza di reagire e denunciare pubblicamente ciò che accade quotidianamente sotto lo sguardo di una comunità cittadina e di istituzioni distratte. È stato il nostro modo di dar voce a livello locale al movimento internazionale #MeToo, con i pochi mezzi di cui disponevamo. Ma presto Non Una Di Meno avrà uno spazio, non solo virtuale, da mettere a disposizione di tutte le donne e soggettività che vorranno collaborare con noi per fare di Reggio Emilia una città femminista, in cui le pratiche di autodeterminazione e costruzione della libertà del “noi” che stiamo sperimentando come movimento siano estese a tutta la comunità cittadina... questo ci permetterà di condurre la nostra attività di “snidamento” e mappatura della violenza contro le donne in modo più sistematico e puntuale, creando ancora maggiori sinergie e complementarietà con il lavoro dell’associazione Nondasola che tra l’altro è parte integrante della rete Non Una Di meno». —
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