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Pd, militanti spaesati e confusi alla ricerca di un segretario

Riccardo Versari

Fra gli stand di FestaReggio non manca la discussione sulle prossime primarie In pochi vogliono un ritorno di Renzi. E rispunta il nome del reggiano Delrio

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»Chi le piacerebbe che fosse il futuro segretario del PD?» Questa è stata la domanda che ieri ha messo in difficoltà tante persone a FestaReggio, nell’ambito della nostra rubrica La Gazzetta Guastafesta, sia chi ha risposto con riflessioni e speranze per il futuro, sia chi ha semplicemente esposto dei dubbi sul passato e sul presente del Partito, sia chi si è rifiutato categoricamente di rispondere e si è riparato dietro uno scherzoso ma chiarissimo «mi avvalgo della facoltà di non rispondere».



Nel toto-nomi abbiamo Nicola Zingaretti, Graziano Delrio, Maurizio Martina (in carica fino al congresso),Carlo Calenda, Matteo Renzi.

Ivano, elettore Pd di vecchia data, ha due certezze: «Il Pd è l'unico partito, sicuramente il migliore», ma «Renzi non può più fare il segretario perché ha tutto il partito e tutta la stampa contro».

E quindi? Ivano, come altri, vorrebbe semplicemente «una persona normale che difenda i diritti dei lavoratori».



Sull'importanza della fiducia, valore più volte sottolineato dagli intervistati, Duilia e Ines, volontarie della Festa, calcano molto il discorso. Per loro senza questo elemento è molto difficile andare avanti. Duilia si lancia in un apprezzamento di Zingaretti, proprio per la fiducia che le ha ispirato come presidente del Lazio.

Luca Bonacini, segretario provinciale Gd, vorrebbe un «segretario con il saio». Dice che al momento il Pd è una «macchina bloccata» e che si è inceppato il meccanismo che lo portava avanti.

Ha molte speranze nel Congresso e sostiene che «basterebbe discutere». Al momento, lo convince Calenda che ha potuto ascoltare alla Festa di Villalunga ma anche Martina, secondo lui, sta lavorando bene. Giuseppe, 30 anni, si fida molto di Calenda che per lui potrebbe essere un potenziale segretario e dice che un elemento fondamentale per lavorare bene all'interno del partito è la lealtà verso i propri compagni e verso i cittadini.



Lontano da Piazza Grande e girando tra gli stand e i ristoranti è molto difficile trovare persone disposte a parlare dell'argomento o con qualche idea precisa. Pochissimi sanno i nomi dei candidati. Alcuni dicono direttamente «non potevi farmi domanda più sbagliata” e «io voto M5s, il Pd basta».



Di strada per arrivare al Congresso ce n’è (si vuole calendarizzare prima delle Europee 2019 che saranno a maggio) però il partito dovrà fare un grosso lavoro di informazione e di chiarezza per portare gli elettori alle urne motivati e informati.

Proprio ieri ne ha parlato anche Veltroni, ospite dell’incontro “Italia e Pd: c'è ancora voglia di cambiare le cose”. E se anche fra gli stand c’è tanta voglia di cambiare le cose, tutti sono consapevoli che bisogna farlo con fiducia, lealtà verso i compagni di strada e i cittadini e con chiarezza. Sarà capace il Pd di recuperare tutto ciò in tempo utile? Al momento questi elementi fondamentali sembrano mancare. —



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