Non un'altra piazza Vittoria, per favore
L'appuntamento adesso è in piazza Roversi
REGGIO EMILIA L’acero di Comfort sopravvive in Canada ed è il più antico. La sequoia più alta al mondo si erge in California. Il mango più festeggiato fruttifica ad Ahmedabad, in India. Ogni comunità ha il suo albero. Quella di Reggio Emilia, ora come ora, ne ha tre che fanno cronaca: i tre tassi di piazza Roversi, detta del Cristo.
L’amministrazione comunale promette di sostituirli con altri sedici alberi, così da liberare il campo per il cantiere della riqualificazione dello stesso slargo che s’insinua a sud nel centro storico. Tassi da segar via o deportare altrove. Molti cittadini, diversi gruppi sociali e politici nonché numerose correnti di pensiero green hanno deciso di mettersi di traverso, difendere i tre tassi radicati davanti a Palazzo Rangone.
La sensibilità vegetale è in fibrillazione da giorni, da quando – ad esempio – il Comune ha fatto tagliare il bagolaro cresciuto spontaneamente sul marciapiede di via Guasco, quasi all’intersezione di viale Timavo. Grande mobilitazione, molta indignazione, parecchio battibecco. L’assessore Mirko Tutino, come si fa nei processi all’americana, ha dovuto mostrare i reperti che sarebbero stati inesorabilmente malati. Diagnosi: soca sbùsa (la base del tronco bucata).
Per molti versi la polemica sugli alberi è un’avanguardia dello scontro che segnerà la lunga e puntuta campagna elettorale per l’elezione del sindaco e della giunta nuova. Imminente. La questione dei tre tassi è il blocco di partenza del conflitto già caldo sulla riqualificazione di piazza Roversi e di conseguenza di quella di piazza Gioberti. Ci sono due attori inevitabili: il Comune che mette mano alle piazze poco prima della tornata elettorale e le forze avverse che non sono d’accordo a partire dalla foglia, dal filo d’erba, dalla prospettiva fino al tema dello “snaturamento”.
Secondo i render (ricostruzioni ipotetiche digitali che non corrispondono mai alla realtà) diffusi dal municipio, la prima piazza sarà lastricata e modellata con spazi verdi e marciapiedi su più piani con una omogeneizzazione dei materiali; mentre la seconda prevede l’immersione dell’obelisco ottocentesco in una vasca ellittica, alla maniera delle fontane romane.
Chi ha ragione? L’amministrazione che ha a disposizione i denari per riqualificare questi spazi attraverso il progetto Ducato Estense, e che afferma l’urgenza di ammodernare la città? Oppure gli avversari trasversali che temono cancellazioni di caratteri urbani e architettonici, travisamenti irrecuperabili, oppure un’operazione di pura natura propagandistica? Fenomeno che nell’antico si chiamava evergetismo, cioè l’erezione di importanti opere pubbliche per la felicità dei cittadini (e per la fama dei governanti).
Chi ha ragione?
Non per sfuggire a una presa di posizione, ma per aderire alla realtà, sarebbe opportuno sviluppare il ragionamento da una terza via. La più concreta, sotto gli occhi di tutti. Quella dell’esistente. Cioè far progredire il giudizio su piazza della Vittoria, recentemente riqualificata. Se questo è l’esito di una concezione, se questa è il modello di volumi giustapposti (il vuoto pneumatico), dell’utilizzo di materiali (frigidi e lunari), del ricorso alla natura (zero), è meglio lasciar perdere.
Il vero render reggiano della cultura della riqualificazione o del recupero funzionale è l’esistente, camminabile, osservabile piazza della Vittoria. Triste. Essa reclama, anzi, grida “non riproducetemi altrove” né come risultato vivibile e nemmeno come impianto “filosofico”. Triste.
Mi pare di sentire il bisbiglio, il rammarico, la protesta. Non ce l’ho con questa amministrazione, piuttosto con l’ideologia architettonica, urbanistica e anche dell’arredo urbano che da anni fa diventare certe scelte una “categoria reggiana”. Dai riverberi da Berlino Est degli anni Ottanta alla grisaglia gioco d’acqua-pietra di Luserna di questa stagione post-industriale.
Tanto per restare nei luoghi pubblici (molti dei quali belli e con carattere armonico) segnalo i modelli di talune rotonde-cartoon o le rampe cementizie sul nulla che danno il benvenuto a chi arriva da ovest verso il rondò dei giardini di Porta Santo Stefano o, ancora, la situazione irrisolta di piazza del Tricolore. Ottimi, invece, gli esiti del recupero dei palazzi storici attraverso le ritinteggiature promosse dal Comune.
Le vicende correnti del bagolaro, dei tre tassi e delle due piazze da riqualificare sono dunque un’occasione culturale più che di abbellimento o trama di confronto politico. Ma l’avvio dei lavori a ridosso delle elezioni comunali gonfia gli imminenti cantieri di nubi polemiche, contraddittori infiniti oltre che di immancabili “umarèl”.
Ho una passione per l’etimologia e per il linguaggio segreto degli alberi. Allora bisogna portare attenzione. Il bagolaro è conosciuto anche come lo spaccasassi per la robustezza e la caparbietà. Il tasso è definito albero della morte per i suoi semi velenosi. Volete una campagna elettorale intensa? L’appuntamento è in piazza Roversi (che non sia un’altra piazza Vittoria).
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